Come la DHL sfrutta i richiedenti asilo? Intervista a Ibrahim – La logistica dello sfruttamento/3

Dopo le interviste a Sandra e Papis, continua l’inchiesta nei magazzini della logistica dove è sempre più evidente l’esistenza di una connessione tra lo sfruttamento del lavoro delle e dei migranti e gli effetti della nuova Legge Salvini. Incontriamo Ibrahim, (il nome è di fantasia), facchino alla DHL di Bologna, dove l’agenzia interinale Randstad sta reclutando sempre più richiedenti asilo per avere forza lavoro ancora più ricattabile e sfruttabile, nonché per aggirare le conquiste sindacali ottenute negli ultimi anni nei magazzini DHL. A questo ricatto i migranti non ci vogliono stare! Al tentativo di dividerli tra migranti economici e richiedenti asilo e a usare l’assenza di ogni tutela per questi ultimi contro le conquiste di diritti e salariali dei primi, rispondono con l’unità e per questo il 6 aprile scenderanno insieme in piazza.

 

 

Ciao Ibrahim, da quanto tempo lavori alle DHL di Bologna?

Ibrahim: È quasi un anno che faccio il facchino. L’agenzia mi ha chiamato e ho cominciato a lavorare, sempre alla DHL, prima con contratti a chiamata da uno, due giorni, poi settimanali e infine ho avuto un contratto di tre mesi. Ora anche questo è finito. Ho un permesso di soggiorno di 6 mesi, ma mi hanno dato un diniego e tra un po’ farò il ricorso. Vivo ancora in un appartamento dell’accoglienza. Quando cominci a lavorare ti tolgono il pocket money ma non devi lasciare l’alloggio subito, bisogna lavorare con continuità e guadagnare abbastanza. Quando arrivi al reddito minimo annuo, circa 5.800 euro, devi uscire dall’accoglienza. Io voglio uscire ovviamente, ma vedo che per tanti amici c’è anche il problema della casa: quasi nessun padrone di casa affitta a stranieri. Anche quando abbiamo i soldi. Chiedono che un italiano dia la garanzia per noi e gli operatori non possono farlo.

CM: Come funziona il lavoro nel magazzino? Che contratto hai?

I: A volte il lavoro è faticoso, lavoro soprattutto di notte e quindi devo dormire di giorno. Al magazzino siamo tutti insieme, quelli con il contratto lungo, a tempo indeterminato, e noi. Si chiacchiera poco e si lavora. Siamo quasi tutti migranti in ogni caso. La paga è di 7,5 euro all’ora, che quando togli le tasse diventano 5 euro. A noi fanno contratti da pochissime ore, anche da 6 ore alla settimana ma poi ogni giorno aggiungono sistematicamente 3 o 4 ore di straordinario non pagato. Un turno di 4 ore diventa di 6-8 ore e un turno di 8 ore diventa di 10 ore. Se non fai gli straordinari non ti chiamano più. Io ho un contratto da 10 ore alla settimana, attacco a lavorare alle 16.30 e poi quando hai finito ti dicono che devi rimanere un’altra ora, e poi un’altra ..  e vado avanti fino alle 3 di notte. Quando finisco spesso non ho il passaggio in macchina e devo aspettare i primi autobus del mattino per poter tornare a casa. Alcuni ragazzi vengono in bicicletta e fanno un sacco di chilometri.

CM: Se ti rifiuti di fare lavoro straordinario non pagato cosa succede?

I: Se ti rifiuti di fare gli straordinari non ti chiamano più a lavorare. Avanti un altro! Siamo tanti, loro non hanno problemi. Se lavori poco non ti chiamano ma anche se lavori per troppo tempo, per esempio un anno, poi non ti chiamano più perché a un certo punto dovrebbero farti un contratto migliore. Se hai un contratto a tempo indeterminato non possono non pagarti gli straordinari. Lo fanno con i contratti brevi, soprattutto quelli da una o due settimane. “Tu non hai un contratto lungo” dicono “se vuoi lavorare devi darti da fare”.

CM: Il ricatto del permesso di soggiorno prova a mettere divisione anche tra i migranti. Ma se si resta uniti, come faremo vedere il 6 aprile, possiamo dire basta agli straordinari non pagati, basta allo sfruttamento e ai ricatti…

I: Sì. Ci vuole fatica, ma le cose cambieranno. Tutti insieme possiamo dire basta!

 

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