Contro la nuova Salvini e la vecchia Bossi-Fini. Né sfruttati, né clandestini!

Assemblea delle e dei migranti! Sabato 23 febbraio 2019, ore 15, Centro Zonarelli, via Sacco 14, Bologna.

immagine1Il decreto del ministro della paura è diventato legge e la sua applicazione non sarà indolore. Prima il ministro chiude i porti, tratta le Ong che soccorrono i migranti in mare come criminali, attacca il modello di accoglienza di Riace e sgombera Baobab e altre occupazioni in cui sono coinvolti i migranti. Ora la nuova legge toglie alle donne e agli uomini migranti la terra sotto ai piedi e il tetto sopra la testa. Le norme volute da Salvini comportano l’abolizione del permesso umanitario, la negazione della residenza ai richiedenti asilo e persino ai minori non accompagnati – per quanto alcuni sindaci si stiano opponendo –, l’estensione della detenzione nei nuovi Centri per il Rimpatrio e lo smantellamento del sistema Sprar. Oltre a questo, additando i migranti come violenti stupratori, criminali e spacciatori, il razzismo di governo legittima i comportamenti privati che vanno dalla caccia al nero alle ronde per sbattere i migranti in mezzo alla strada, organizzate dalle stesse cooperative pagate per accoglierli. Questo razzismo, però, non è solo un disperato tentativo di conquistare il consenso degli italiani. Il razzismo di governo sta dividendo i migranti per ostacolare una loro possibile iniziativa autonoma. Questa è la realtà politica che abbiamo di fronte nel nuovo anno.

E contro questa realtà dobbiamo trovare nuovi punti di attacco che consentano alle donne e agli uomini migranti di uscire dal silenzio, di far sentire la loro voce e conquistare insieme spazi di libertà, perché nessun migrante potrà salvarsi da solo. La paura prodotta dalla politica di Salvini non può impedirci di lottare contro chi amministra quotidianamente il razzismo. Sono le commissioni territoriali a sbrigare il lavoro sporco del governo distribuendo sempre più dinieghi, il che significa condannare i migranti a essere rinchiusi nei nuovi CPR o a dormire per strada in attesa di espulsione. Già da luglio le commissioni hanno recepito l’indicazione di Salvini ‒ che si preparava a cancellare i permessi umanitari ‒ e a novembre i dinieghi hanno raggiunto la cifra record dell’80%, contro il 58% di media nel 2017. A novembre solo il 5% ha ottenuto il permesso umanitario contro il 25% dell’anno scorso. Ora la legge assegna alle commissioni maggiore discrezionalità. Mentre le questure saranno responsabili dei nuovi permessi per casi speciali (cure mediche, violenza domestica, sfruttamento, calamità), le commissioni non dovranno solo valutare a chi assegnare i nuovi permessi per protezione speciale (rischio di persecuzione o tortura), ma dovranno anche smaltire migliaia di domande accumulate prima dell’entrata in vigore del decreto-legge. Che ne sarà di queste donne e uomini migranti?

Alcuni, come succede a Bologna e Modena, attendono la decisione della commissione da più di due anni e non sanno quanto tempo ancora dovranno attendere per uscire dalla gabbia dell’accoglienza. Lo status di rifugiato è sempre più un privilegio per pochissimi, ma non sappiamo se le prefetture e le questure di Bologna e Modena, e la commissione competente, concederanno ancora permessi umanitari a chi li ha richiesti prima del 5 ottobre 2018, quando il decreto legge è entrato in vigore: l’ultima circolare ministeriale afferma che saranno valutate secondo la nuova normativa, ma un simile caso di retroattività della legge determinerebbe una evidente disparità di trattamento. La situazione è solo apparentemente più chiara per i migranti che hanno regolato la loro posizione prima di questa data. Chi è già titolare di permesso di soggiorno per motivi umanitari dovrà convertirlo in permesso di lavoro oppure, se non ha un contratto di lavoro, dovrà rivolgersi alla commissione per ottenere la protezione speciale di un anno (con cui si può lavorare, ma che non può essere convertita). I migranti a cui la commissione ha riconosciuto il permesso umanitario prima del 5 ottobre 2018, ma sono ancora in attesa del documento, potranno invece ricevere direttamente dalle questure un permesso per casi speciali valido per due anni e convertibile in permesso di lavoro. Questa situazione divide sempre di più donne e uomini migranti, moltiplicando il tipo di documenti che possono richiedere per conquistarsi il diritto di restare. Seguendo le indicazioni politiche di prefetture e questure, le commissioni potranno amministrare concessioni e dinieghi a seconda della domanda del mercato del lavoro, che deciderà chi “merita” di restare in Italia. La condizione di chi otterrà un permesso per «casi speciali» o di chi è titolare di un permesso umanitario assomiglia così sempre più a quella delle e dei migranti che da anni vivono in Italia. Anche loro sono costretti a lunghe attese – e a pagare costi elevati – per rinnovare un permesso di soggiorno che spesso è consegnato già prossimo alla scadenza. Ritorna così la legge Bossi-Fini e si estende ai richiedenti asilo, la cui possibilità di restare in Italia viene legata a doppio filo allo sfruttamento, limitando la libertà di muoversi alla ricerca di un salario e di una vita migliore.immagine2

La cancellazione della protezione umanitaria rivela però anche i limiti della strategia razzista del governo che proclama di voler espellere migliaia di migranti, ma in realtà non può farlo perché mancano i fondi e gli accordi bilaterali necessari con i paesi di provenienza. Li lascia allora in mano a padroni e padroncini, alle cooperative che da anni sanno come sfruttare al meglio, regolarmente o irregolarmente, il lavoro in pelle nera. Su questo terreno comune noi possiamo trovare la possibilità di una lotta che unisca richiedenti asilo e migranti che vivono qui da anni. Questa lotta deve attaccare l’amministrazione del razzismo in questo paese, ovvero il modo in cui commissioni, prefetture e questure decidono della vita di decine di migliaia di donne e uomini attraverso dinieghi e revoche, affermando o negando la convertibilità in permesso di lavoro, ostruendo e rallentando le pratiche per il suo rinnovo: prefetture, questure e commissioni rendono sempre più precario qualsiasi tipo di permesso di soggiorno, per tutti, richiedenti asilo e migranti. Per questo sabato 23 febbraio 2019, alle ore 15, al Centro Zonarelli, chiamiamo un’assemblea di donne e uomini migranti, associazioni e realtà antirazziste che in questi anni hanno rifiutato la gabbia dell’accoglienza e il razzismo istituzionale per organizzare insieme una mobilitazione contro la commissione competente per Bologna e Modena e contro prefetture e questure che vogliono migranti e richiedenti asilo o clandestini o sfruttati. 

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