Non è solo colpa di Salvini: Caleidos lucra anche sull’italiano per i migranti

Anche in tempi turbolenti come questi ci sono certezze che non vacillano: ad esempio che per Caleidos l’accoglienza dei migranti è soltanto un modo come un altro per fare profitti. Così, dopo aver denunciato ripetutamente le pratiche razziste che la cooperativa modenese è solita impiegare, siamo costretti a intervenire nuovamente. Siamo infatti venuti a conoscenza del fatto che la cooperativa diretta da Dell’Amico e sodali ha escogitato un’altra maniera per lucrare sulla pelle dei migranti. A quanto pare, già da agosto, la cooperativa ha deciso di negare le 10 ore settimanali di scuola di italiano previste da contratto per i richiedenti ospitati nelle sue strutture. Non solo ha chiuso le scuole interne destinate ai migranti ospitati nella provincia, lasciando a casa gli insegnanti, ma si sta addirittura rifiutando di pagare il trasporto per il CPIA di Modena (il Centro Provinciale Istruzione Adulti). In poche parole: al momento solo chi è ospitato nelle strutture di Modena, e può dunque raggiungere il centro a piedi, è in grado di seguire le lezioni, mentre tutti gli altri ne sono esclusi. Evidentemente, la cooperativa pretende che i migranti paghino di tasca loro il biglietto dei mezzi, con gli spiccioli del pocket money che consegna sempre in ritardo.

Ad ogni richiesta di spiegazioni, Caleidos usa la tattica a cui ormai ci ha abituati, quella dello scaricabarile. Questa volta la colpa sarebbe della legge Salvini che fra i diversi tagli all’accoglienza elenca anche i fondi destinati all’insegnamento dell’italiano. La situazione dev’essere davvero confusa se cominciano ad accusarsi tra razzisti: se con le ronde organizzate lo scorso autunno alla ricerca di pericolosi criminali della solidarietà la cooperativa aveva voluto accreditarsi alla gestione dell’accoglienza ai tempi di Salvini, ora per discolparsi chiama in causa il razzista più in alto, quello al governo. Ma anche questa volta la scusa proprio non regge. Il capitolato dell’anno scorso, in cui venivano erogati alla cooperativa i fondi per fornire almeno 10 ore settimanali di italiano, anche “in assenza di servizi adeguati sul territorio”, è stato infatti prorogato prima fino al 31 marzo e poi fino al 30 giugno. La convenzione che ha stipulato con la Prefettura di Modena quindi è ancora valida: che i fondi siano stati stanziati o che – come spesso accade negli appalti pubblici – non siano ancora giunti, in ogni caso non possono essere i migranti a pagare. D’altra parte se i fondi non fossero arrivati anche le altre cooperative non li avrebbero a disposizione e invece continuano normalmente a fornire il servizio.

A quanto pare Caleidos, mentre cerca di reinventarsi con una opposizione di facciata al ministro Salvini buona per ogni occorrenza, ne segue alla lettera la principale indicazione politica: consegnare i migranti all’incertezza, sottrargli ogni margine di autonomia e anche quel poco che gli è riconosciuto per legge. Si tratta semplicemente dell’ennesimo tentativo di raggirare e truffare i migranti per fare business, un’altra pratica dell’“accoglienza alternativa” di cui Caleidos si conferma vergognosa interprete nella città emiliana. Anche questa volta però non riuscirà a vincere l’opposizione delle e dei migranti.

 

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