Il gelo del razzismo: Il Comune, il piano freddo, il decreto sicurezza

Il nuovo clima del razzismo di governo si preannuncia più freddo del solito e le espulsioni dei migranti dalle strutture di accoglienza non verranno certo sospese per il ghiaccio, la pioggia o la neve: questa è la novità dell’inverno bolognese. Dal primo dicembre sarà attivato il “piano freddo”, il sistema di servizi che il comune predispone per far fronte alle necessità di chi vive per strada. Questo piano straordinario, inizialmente pensato per le persone senza fissa dimora, rappresenta da anni una delle poche soluzioni per i migranti che sono esclusi o vengono buttati fuori dai percorsi di accoglienza durante i mesi invernali. Fino all’anno scorso Prefettura ed enti gestori (le cooperative che gestiscono i centri di accoglienza) avevano stretto un accordo che permetteva il prolungamento dell’accoglienza all’interno dei CAS oltre i termini previsti. L’accordo determinava di fatto la sospensione delle uscite dai CAS durante il periodo invernale, evitando così il riversamento dei migranti nei dormitori, nelle strade o nei parchi a morire di freddo. Quest’anno, però, l’accordo è saltato, a dimostrazione di come gli effetti del governo giallo-verde non si facciano attendere.

Sul piano freddo – che quest’inverno prevede 258 posti contro i 280 dell’anno scorso – peseranno quindi le misure di un governo razzista che ha dato un’accelerata sostanziale al clima di violenza, istituzionalizzando di fatto la clandestinità. Peseranno le espulsioni dall’accoglienza, così come i blocchi nell’accedervi, che inevitabilmente seguiranno alla trasformazione in legge del decreto Salvini. Agli esuli dei CAS si aggiungeranno i migranti che non potranno più avere accesso alla protezione umanitaria e coloro che stanno già diventando clandestini grazie all’aumento esponenziale del numero dei dinieghi da parte della Commissione territoriale. E si aggiungerà chi, ottenuto un permesso di soggiorno, dovrà abbandonare il CAS entro 5 giorni, ma senza un lavoro o con un lavoro povero non potrà pagare un affitto, sempre che riesca a trovare chi è disposto ad affittargli una stanza o una casa. Un’impresa difficile per studenti e lavoratori italiani, figuriamoci per un migrante. Inoltre, i migranti che al momento sono accolti negli SPRAR in attesa di avere una risposta alla loro richiesta di protezione umanitaria si troveranno in un vicolo cieco: se non potranno convertire il permesso umanitario in permesso per lavoro cadranno nella clandestinità.

Così, una volta criminalizzata la solidarietà tra migranti, abolita la protezione umanitaria, moltiplicati i casi di diniego, ristrette le possibilità di accedere all’accoglienza, i migranti non avranno altra possibilità che recarsi agli sportelli del piano freddo e affidarsi ad Asp (Azienda pubblica di servizi alla persona) e assistenti sociali, ma difficilmente riusciranno ad avere accesso ai pochi posti letto dei dormitori. Se prima risultava inaccettabile che un notevole numero di migranti e italiani fosse lasciato per la strada, se non altro per motivi di decoro urbano, quest’anno il fatto che dei migranti vengano sbattuti per strada in pieno inverno non fa più impressione, né notizia, diventa semplicemente la prassi. E tutto questo accade mentre il sindaco e la sua opposizione di sinistra si vantano dell’accordo di cooperazione e accoglienza stipulato con Barcellona e la sua sindaca Ada Colau. Ma, in questo slancio di umanitarismo, Merola si è reso conto che con il mancato accordo tra Prefettura ed enti gestori rischia di trovarsi la Montagnola piena di tende? Dovremo scendere nuovamente in piazza perché il Comune si ponga il problema? Che risposta politica ha intenzione di dare? L’anno scorso l’inventiva si era fermata al Daspo urbano, appositamente introdotto da Minniti. Quest’anno a che cosa pensano il sindaco e la sua amministrazione? Non penseranno mica che un gesto meramente simbolico come la sospensione comunale del decreto Salvini possa risolvere il problema dell’insufficienza del piano freddo?

 

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