L’accoglienza alternativa di Caleidos: che cosa fate con tutti i soldi che non date ai migranti?

Partecipando a un incontro che in nome di Riace riuniva tutta la sinistra, il responsabile di Caleidos Giorgio Dell’Amico ha trovato ancora una volta il modo per rallegrare le nostre giornate. L’altro ieri, per esempio, ha paragonato le critiche che riceve da Forza Nuova a quelle che gli sono state rivolte dai migranti e da chi sta sostenendo la loro lotta. Senza dare troppo peso ai balbettii di chi è stato beccato con le mani nella marmellata – con cui la sinistra o sedicente tale ritiene di poter trafficare in nome del suo razzismo democratico – ci limitiamo a dire che, fino a prova contraria, le ronde negli appartamenti dei richiedenti asilo le organizza qualcun altro. Sempre il nostro cooperatore si è poi lamentato dei soldi che non riceve dallo Stato per l’accoglienza, proprio mentre Hyma srl, titolare di un immobile dove Caleidos “ospitava” i migranti, contesta alla cooperativa il mancato pagamento di circa 450mila euro, nonostante – si legge nell’esposto – abbia ricevuto i fondi dalla Prefettura ma li abbia destinati a non si sa bene cosa. Ora, abbiamo capito che Caleidos non ami mettere mano al portafoglio, ma che cosa ci fa con tutti questi soldi?

Sicuramente non arrivano nelle tasche dei migranti. Anzi, da tempo la cooperativa escogita nuovi e originali stratagemmi per trattenere tutto il possibile dai fondi che riceve e continuare a fare business sulla loro pelle. Ecco alcuni esempi. Il patto di accoglienza che Caleidos firma con ciascuno degli ospiti prevede per ogni migrante 10 euro mensili destinati all’acquisto di prodotti per l’igiene personale e le pulizie domestiche, ma se questo denaro non viene speso interamente la cooperativa provvede a riprendersi quanto avanza, affinché nemmeno qualche spicciolo resti a disposizione dei migranti. Nello stesso patto la cooperativa si impegna a fornire un food money dell’importo di 150 euro mensili a ogni ospite, ma invece di rispettare la cadenza mensile costringe spesso i migranti ad arrangiarsi con 10 euro alla settimana di spesa alimentare, che Caleidos si occupa personalmente di fare presso un noto negozio di Modena. Se sul pocket money la Prefettura era stata costretta dall’evidenza a tornare sui suoi passi e a imporre a Caleidos la restituzione, sul food money il gioco di squadra sembra funzionare di nuovo alla grande. La Prefettura, infatti, è riuscita a ripararsi dietro l’ennesimo formalismo, dichiarando di essere tenuta soltanto a controllare che la cooperativa fornisca il vitto e non a sorvegliare sulle modalità con cui lo fa né sull’ammontare della spesa. Caleidos, dunque, può continuare a disattendere a piacimento il regolamento, mentre sbatte fuori i migranti colpevoli di solidarietà alla prima infrazione accertata.

Le vie del business sui migranti sono davvero infinite. Nella piccola brochure propagandistica in cui cerca di far passare il suo business per benevolenza, la cooperativa scrive che con il suo operato cerca di «fornire e costruire con l’utente maggiori opportunità per sviluppare il percorso di integrazione e di autonomia». Tanto è vero che già da diverso tempo, anticipando ancora una volta i tagli previsti dal decreto Salvini, Caleidos ha deciso di non pagare più l’abbonamento dell’autobus che consente ai migranti ospitati di frequentare i corsi di italiano previsti dal programma di accoglienza. Senza potersi muovere, i migranti restano “rinchiusi” lontano dalla città e fuori dalla vista dei cittadini per bene. D’altronde, devono pur abituarsi al futuro CPR! All’“accoglienza alternativa” corrisponde evidentemente anche un’idea alternativa di integrazione e autonomia: non solo è bene che non sia lasciato nelle tasche dei migranti nemmeno un centesimo da spendere liberamente, ma è anche bene che i migranti rimangano in silenzio e imparino l’italiano il meno possibile. Colpisce poi che, tra le altre cose, Dell’Amico ricopra anche ruoli istituzionali di un certo peso dentro Arcigay. Ci chiediamo come possa conciliare questo suo impegno con il paternalismo che usa verso i migranti, trattandoli come se non fossero in grado di gestire autonomamente i quattro soldi loro dovuti. A quanto pare non vede, o finge di non vedere, che la posta in gioco è la stessa, ed è la libertà di disporre della propria vita contro padri, padroni e razzisti. Sono ormai molte le “medaglie” che Caleidos può presentare al ministro della paura per vantarsi di aver fatto da pioniere del razzismo di governo. Chissà quanti altri stratagemmi Caleidos e il sistema dell’accoglienza inventeranno per fare fronte ai tagli del ministro della paura!

 

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