Fare business sbattendo i migranti in mezzo alla strada: l’accoglienza alternativa di Caleidos

«Le regole si rispettano», tuona Giorgio Dell’Amico, responsabile della cooperativa Caleidos, dopo la nostra denuncia delle “ronde” notturne organizzate dalla stessa cooperativa fin da inizio settembre per stanare – e sbattere in mezzo alla strada – i migranti che si sono macchiati del “reato di ospitalità”. Sarebbe però meglio rispettare la verità: i migranti “cacciati” perché hanno dato ospitalità non sono solo tre, come sostiene Dell’Amico, ma sono almeno otto quelli che hanno già ricevuto il provvedimento di revoca.

Ci sono poi le modalità poliziesche con cui avvengono i blitz: gli operatori entrano di notte negli appartamenti senza preavviso e spesso in compagnia delle forze dell’ordine, come se la povertà fosse un pericoloso crimine. Se non che alla fine si scopre che la cooperativa del law and order non rispetta neanche le regole del pur misero e oppressivo patto di accoglienza che fa firmare ai suoi ospiti. Qui si legge che occorrono tre lettere di richiamo prima dell’espulsione e, d’altra parte, questa è la prassi seguita nelle strutture dell’Emilia-Romagna. La solerzia di Caleidos nel denunciare l’ospitalità dei migranti e della Prefettura nel disporre la loro immediata revoca dall’accoglienza non è quindi un atto di ordinaria amministrazione. È una scelta politica o, meglio, di pulizia politica e polizia sociale coerente con la gestione dell’accoglienza ai tempi del Decreto Salvini.

Il messaggio di Caleidos ai migranti che ospita è d’altronde chiaro: la “pacchia è finita” e se proprio i migranti vogliono ospitare i loro amici rimasti senza tetto, allora che paghino l’affitto di un appartamento. Già, ma con quali soldi? Quelli che secondo le famose regole Caleidos dovrebbe erogare ai migranti, ma “dimentica” per mesi di farlo? La cooperativa dovrà saldare il debito contratto con i migranti colpevoli del “reato di ospitalità”, soltanto dopo potranno essere cacciati dagli appartamenti. Ma con quei soldi non potranno certo affittare un appartamento e l’unica alternativa rischia di essere la strada. Non sono loro, ma è Caleidos che deve rendere conto delle sue scelte politiche e del modo in cui gestisce i soldi dell’accoglienza. Possibilmente senza nascondersi dietro i giornali compiacenti e il silenzio della Prefettura, che non ha mai reso trasparenti le procedure di controllo – sempre che ve ne siano – sull’utilizzo di tali soldi, nonostante si tratti denaro pubblico!

La prefettura deve essere rimasta piacevolmente stupita di fronte alla fantasia con la quale Caleidos interpreta le regole dell’accoglienza. Ci vuole fantasia, d’altronde, per fare business sull’accoglienza dei migranti sbattendoli in mezzo alla strada. È questa la “vita alternativa” che Caleidos promette ai migranti nelle sue brochure? Di certo l’alternativa di Caleidos consiste nel creare le condizioni per essere all’altezza dell’accoglienza ai tempi di Salvini. Protratto rifiuto dell’iscrizione all’anagrafe ai migranti ospitati e conseguente impedimento all’accesso a servizi sociali, risparmio sui fondi destinati all’accoglienza e all’integrazione, espulsione dei migranti dal circuito dell’accoglienza, ritorsioni a chi non accetta di stare in silenzio e tono da padre/padrone bonario verso gli “ospiti meritevoli”. Questi sono alcuni esempi dell’accoglienza alternativa di Caleidos che denunceremo nei prossimi giorni. Queste sono le “medaglie” che Caleidos può presentare al ministro della paura per vantarsi di aver fatto da pioniere del razzismo di governo: Caleidos sta disperatamente cercando di difendere i propri profitti, giocando d’anticipo sui tagli all’accoglienza promessi da Salvini e accreditandosi di fronte a Prefettura e circoli politici cittadini come un diligente e responsabile funzionario del razzismo istituzionale. Caleidos sembra infatti avere tutte le carte in regola anche per gestire il futuro Cpr di Modena, che sta tanto a cuore al ministro della paura.

 

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