Nelle case, per le strade, sui confini, basta violenza sulle donne!


di Coordinamento Migranti Bologna, Asahi Modena, Associazione dei lavoratori marocchini in Italia, Associazione Senegalese Cheikh Anta Diop, Eritrea Democratica, Diaspora Ivoriana dell’Emilia Romagna

Siamo migranti, uomini e donne, e oggi prendiamo parola per dire basta alla violenza maschile. Alcuni di noi sono in Italia da decenni, altri da pochi mesi. Alcuni di noi lavorano, sempre in condizioni precarie e costretti ad aspettare per mesi il rinnovo del permesso di soggiorno. Altri quel permesso lo hanno perduto perché hanno perso il lavoro, altri non sanno se mai l’otterranno, perché dipende dalla decisione di una commissione che dovrà stabilire se la guerra, la violenza o la povertà che ci siamo lasciati alle spalle, e che ci inseguono qui, sono casi abbastanza ‘speciali’ per farci avere i documenti. Noi condanniamo la violenza contro le donne con tutte le nostre forze: quella compiuta nelle case da mariti e padri di ogni nazionalità, che quasi mai raggiunge le prime pagine dei giornali, quella perpetrata sui posti di lavoro, quella che si consuma nelle strade, quella che ha ucciso Desirée a Roma e Pamela a Macerata.

Siamo migranti e sappiamo bene che cosa significa la violenza. Alcuni di noi hanno attraversato il deserto e passato mesi o anni in un lager in Libia. Come donne abbiamo incontrato stupri e violenze nel nostro cammino, come uomini abbiamo visto le compagne con cui abbiamo condiviso il viaggio, conosciute o sconosciute, di ogni età, violentate dai trafficanti e dalla polizia di frontiera. Chi cercava di opporsi a questa violenza, donna o uomo, veniva colpito duramente, torturato, umiliato, mutilato, ucciso. La violenza sessuale è un gesto brutale che colpisce le donne in modo specifico, mentre manda un messaggio a tutte e tutti: non avete possibilità di scelta. Dovete stare zitti e accettare qualsiasi cosa. Non provate nemmeno ad alzare la testa.

Siamo migranti e rifiutiamo questa violenza, chiunque sia a commetterla. Pochi mesi fa, in un centro di accoglienza a Ragusa, una donna migrante è stata violentata dal suo referente, un mediatore sociale proveniente dal Gambia che l’ha picchiata a sangue quando lei ha detto di voler sporgere denuncia. È vero che è un migrante, un nero, un africano, ma quando ha stuprato lo ha fatto come uomo: noi condanniamo il suo gesto senza condizioni e stiamo dalla parte delle donne che combattono contro la violenza maschile.

Siamo migranti e sappiamo di essere tanto più esposti alla violenza quanto più la nostra vita dipende dal ricatto del permesso di soggiorno e dell’accoglienza. Per mesi la donna migrante violentata a Ragusa è rimasta in silenzio temendo di perdere il diritto di restare nel centro di accoglienza. Essere senza documenti, essere senza autonomia, significa dover sottostare a chi approfitta di questa condizione per affermare il suo potere, che si tratti di un singolo uomo, di un datore di lavoro oppure di una rete criminale. Eppure lei ha trovato il coraggio per alzare la voce e denunciare il suo aggressore. Noi siamo dalla sua parte, dalla parte di chi sfida la paura per liberarsi dalla violenza, dalla parte di tutte le donne che migrano per conquistare la propria libertà.

Il ministro della paura Salvini ha usato lo stupro e la morte di Desirée per incitare all’odio contro i migranti, ma non gli interessa che le donne migranti possano essere stuprate nel corso del loro viaggio o in un centro di accoglienza. Con il Decreto sicurezza che porta la sua firma lo stupro nei paesi di provenienza e in quelli di transito non rientra nei ‘casi speciali’ che permettono di avere un permesso di soggiorno. Con il blocco dei porti lascia le donne migranti – e anche gli uomini – nelle mani di chi le stupra, le tortura e le schiavizza. Nello stesso modo, la proposta di legge del senatore leghista Pillon non sostiene le donne che si separano perché non accettano più di subire la violenza domestica, ma le obbliga a incontrare il marito violento per gestire l’affido dei figli, così come obbliga bambine e bambini a frequentare il padre violento finché un tribunale non accerta la sua colpevolezza. Questo governo non combatte la violenza contro le donne, ma al contrario la alimenta. A questo governo non interessa la libertà delle donne. E il suo odio verso i migranti serve per nascondere la vera natura di questa violenza, che è violenza maschile: qualunque sia il colore della sua pelle, uno stupratore è un maschio violento. I razzisti vorrebbero che su questa verità calasse il silenzio, ma le loro urla non ci metteranno a tacere. Per questo il 10 e il 24 novembre saremo in piazza con le donne contro la proposta di legge Pillon e contro il Decreto Salvini. Noi ci schieriamo con chi lotta per la libertà e contro la violenza! 

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