Lottare per guadagnarci la nostra vita: report dell’assemblea delle e dei migranti a Rimini

Sabato 16 giugno ci siamo ritrovati al CSA Grotta Rossa di Rimini per una assemblea di migranti e italiani, donne e uomini,che continua il percorso regionale avviato assieme ad Asahi Modena e Coordinamento Migranti Bologna con l’obiettivo di costruire un insieme di rivendicazioni e di mobilitazioni comuni.

Nell’assemblea sono stati condivisi alcuni problemi dei e delle migranti che, a partire dal contesto riminese, trovano analogie con gli altri territori e che vanno affrontati con mobilitazioni forti e ampie. Si è definita la necessità di un’iniziativa politica comune contro l’intreccio di razzismo, patriarcato e sfruttamento, per dare una risposta al nuovo governo gialloverde che ha dichiarato guerra non solo ai migranti, ma anche ai precari, alle donne e a chi sta lottando contro la violenta imposizione di gerarchie e precarietà. Siamo partiti dal presupposto che la risposta se non è condivisa e ampia non potrà modificare lo stato di cose presenti.

Gli stessi migranti a partire dalle loro esperienze di sfruttamento lavorativo, di reclusione nei centri di accoglienza, di diniego del permesso di soggiorno, di blocco della libertà di movimento hanno evidenziato l’importanza di un permesso di soggiorno per essere libere e liberi di muoversi contro il sistema di sfruttamento lavorativo obbligato dall’attuale gestione dei documenti in Italia e in Europa. E lo hanno rivendicato non solo come strumento di libertà propria, ma anche di lotta per lavoratori e lavoratrici italiani che vivono il ricatto quotidiano della precarietà. Nel contesto produttivo riminese – caratterizzato soprattutto dall’intenso lavoro stagionale nel settore del turismo – per i migranti ciò significa lavorare per 20 ore al giorno per 1000 euro al mese senza contratto oppure spaccarsi la schiena nei ristoranti e nelle spiagge mentre gli albergatori vogliono nascondere i migranti alla vista dei turisti. Attraverso il ricatto del permesso di soggiorno si costruiscono gerarchie di sfruttamento che dividono migranti e italiani, bianchi e neri, spingendo il lavoro di tutte e tutti verso una maggiore povertà e precarietà.

Durante l’assemblea i migranti hanno preso parola contro le infinite attese della commissione, contro i dinieghi, contro i ricatti delle cooperative, contro la gabbia dell’accoglienza e le nuove regole di gestione dei CAS, contro la limitazione della libertà per le donne e gli uomini migranti, contro chi pretende di stabilire che la vita dei neri e dei migranti vale meno. Hanno denunciato chi prima li accusa di rubare soldi allo Stato senza lavorare – non sapendo che le questure non danno i permessi di soggiorno e impediscono alle e ai migranti di avere un lavoro che non sia in nero – e poi, quando riescono finalmente ad avere i documenti e trovare un impiego, li accusa di rubare il lavoro! A chi crede che abbiano attraversato il deserto e il Mediterraneo per 2,50 euro al giorno, donne e uomini migranti rispondono: “noi vogliamo lottare per conquistarci la nostra vita e non ci fermeremo!”

Per questo saremo in piazza in diverse città dell’Emilia Romagna, a Bologna e a Forlì nella settimana di mobilitazioni in occasione della giornata internazionale del rifugiato e invitiamo tutte e tutti alla manifestazione del 7 luglio a Modena, città in cui verrà costruito il CPR regionale che rappresenta il centro di molte lotte sul permesso di soggiorno e la gestione dei CAS. Anche da Rimini parteciperemo portando dentro quella manifestazione le storie dei e delle migranti, ma anche le denunce e le risposte al becero razzismo che diversi soggetti, singoli e collettivi hanno messo in campo in questa città.

La nostra lotta deve essere all’altezza dell’attacco alla vita delle e dei migranti in corso: non ci accontentiamo di piccole concessioni, non accettiamo di stare in silenzio, non abbiamo paura!

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