In piazza con il coraggio e la rabbia dei migranti. Con Jennifer, Mahamadou, Gideon, Wilson, Festus e Omar.

Napoli1

Un momento della manifestazione di ieri a Napoli sui fatti di Macerata

Stiamo con chi scenderà in piazza sabato 10 febbraio a Macerata, a Milano e in altre città d’Italia.

Con chi sfida il divieto di turbare le larghe intese sociali, cementate dal razzismo democratico, leghista o fascista. Con chi non si tira indietro per squallidi calcoli di bottega, perché ritiene che in fondo c’è sempre tempo per continuare a rinviare le lotte dei migranti, per parlare a nome loro senza dargli voce. Con chi non pensa alle bandiere infangate, dimenticando che ogni giorno l’Italia e l’Europa si macchiano del sangue dei migranti. Con chi si tiene lontano dai buffet della retorica elettorale, dove si possono scegliere le argomentazioni migliori per condannare e poi giustificare la difesa a mano armata della «razza bianca». Con chi non ascolta le profezie di morte del ministro dell’Interno, che le vende direttamente al migliore offerente, quello che con logica brutale è pronto a cacciare 600mila migranti per scongiurare la caccia al nero.

Per questo, stiamo con chiunque intenda aprire percorsi di lotta affinché essere nero o migrante non significhi essere bersagli democratici del fascista di turno, non comporti dover sottostare a ricatti e minacce da parte di razzisti, sfruttatori e istituzioni. Stiamo prima di tutto con Jennifer, Mahamadou, Gideon, Wilson, Festus e Omar. Con il loro coraggio e la loro rabbia, che è il coraggio e la rabbia delle e dei migranti che ogni giorno lottano per essere liberi dalla gabbia dell’accoglienza, dello sfruttamento e del razzismo istituzionale.

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