Non un’invasione, ma una mera questione politica

questura consegna permessi di soggiorno 09 marzo 2011 a Brescia Ph Fotolive Fabrizio Cattina

L’assessora Gualmini assicura che in Emilia-Romagna l’accoglienza funziona benissimo. Forse fa finta di non vedere i migranti che vivono sotto i ponti e nei parchi a Bologna. Da oggi e nelle prossime settimane, porteremo avanti una campagna di denuncia delle pratiche sistematiche di razzismo istituzionale che producono questa situazione in città e di cui anche Questura e Prefettura sono responsabili.

Se un migrante oggi chiede un appuntamento alla Questura di Bologna per presentare domanda di richiesta asilo verrà molto probabilmente convocato non prima di marzo 2017. Cinque mesi solo per un pezzo di carta da compilare, ma ne occorrono in media altri sei o sette prima che la Commissione territoriale, presieduta da un funzionario della Prefettura, prenda una decisione. Un anno di vita sospesa a inseguire i tempi di Questura e Prefettura. Che i migranti chiedano un permesso di soggiorno per lavoro o protezione umanitaria, il tempo è da sempre una variabile politica nelle mani della Questura, che invoca l’emergenza per coprire il razzismo istituzionale delle sue pratiche. I tempi infiniti di Questure e commissioni non dipendono da un’«invasione» che non c’è, ma da una precisa gestione politica dei richiedenti asilo che ne blocca, sospende o respinge i progetti di vita.

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