I richiedenti asilo e il razzismo istituzionale: le responsabilità della Prefettura e della Questura a Bologna

comigraOggi il Coordinamento migranti ha indetto una conferenza stampa per denunciare la condizione in cui vivono i richiedenti asilo in Emilia Romagna e in Italia. Di seguito le questioni principali che abbiamo affrontato e che mostrano come alle carenze del governo in materia di migrazione e alle restrizioni imposte dalle direttive europee si aggiunge il quotidiano razzismo delle istituzioni. La politica dei dinieghi di Questura e Prefettura sta infatti aggravando la condizione vissuta dai migranti in città.

I RICHIEDENTI ASILO E IL RAZZISMO ISTITUZIONALE.

Le responsabilità della Prefettura e della Questura a Bologna

I numeri dell’accoglienza – 10.000 migranti accolti in Emilia-Romagna. Due ogni 1000 abitanti. Questi i numeri biblici dell’«invasione»! L’80% sono ospitati in centri di accoglienza straordinaria, dove in molti casi non sono previste misure per la tanto decantata integrazione. Solo il 10% trova posto negli Sprar, che invece le prevedono.

Integrazione e richiesta d’asilo – È evidente che l’accoglienza è gestita con criteri e strumenti emergenziali. Nella gran parte dei casi è appaltata al ribasso a cooperative che non investono minimamente in percorsi di integrazione. Il risultato è che si produce una gerarchia tra i migranti che sono stati inseriti in percorsi di integrazione e hanno più possibilità di ottenere la protezione umanitaria facendo ricorso presso un giudice contro il diniego della commissione territoriale, e chi no, perché è capitato in una struttura o con una cooperativa che non la prevede.

I dinieghi – Nel 2015 oltre il 55% dei richiedenti asilo ha ricevuto un diniego. Ad accedere allo status di rifugiato politico è meno del 5%. I dati nazionali per il 2016 registrano però un significativo aumento dei dinieghi, con tassi superiori al 60%, con punte in alcuni mesi del 68%.

I tempi dell’attesa – Il tempo medio di attesa per la decisione della Commissione è di 10-12 mesi contro i 30 giorni previsti dalla legge. Avviando oggi le pratiche per la richiesta di asilo si ha un primo appuntamento in Questura a marzo 2017, in cui si presenta semplicemente la domanda. Poi segue un altro incontro in cui si compila il modulo C3 e solo dopo si accede finalmente al colloquio con la commissione. La Questura si giustifica dei tempi biblici con il fatto che arrivano troppe domande, anche da chi non avrebbe alcun diritto. Queste ultime però non vengono in tempi brevi dichiarate manifestamente infondate dalla commissione, come la legge le consentirebbe di fare, ma si preferisce ingolfare le procedure. E poi, esiste forse un altro modo di entrare in Italia che non sia quello della richiesta d’asilo?

Il permesso di soggiorno durante l’accoglienza – I migranti che fanno richiesta di asilo hanno diritto a un permesso di soggiorno, che però viene rilasciato solo dopo la compilazione del modulo C3 (vedi sopra). Fino ad allora il nome del richiedente asilo compare solo su una fantomatica agenda della Questura, mentre lui/lei resta sprovvisto di qualsiasi documento, ricevuta o foglio che certifichi che è in attesa per la richiesta d’asilo: all’atto pratico, oltre a non poter lavorare, gira per la città a rischio di espulsione. Mai come in questo caso si può dire che il suo status sia legato a un foglio di carta!

Il permesso di soggiorno e la protezione umanitaria – Anche una volta ottenuta la protezione umanitaria bisogna poi conquistarsi il permesso di soggiorno. L’accoglienza nelle strutture finisce quando si ottiene il permesso che però non viene dato senza la documentazione relativa al domicilio. Non solo anche in questo caso i tempi di attesa sono lunghi, ma la Questura di Bologna va contro la legge, chiedendo ai migranti, in modo del tutto discrezionale, di presentare, oltre alla dichiarazione di ospitalità, anche il consenso scritto del proprietario di casa e il contratto di locazione (o addirittura la tassa di registrazione del contratto), quando la legge prevede solo un’autocertificazione. Questo si chiama razzismo istituzionale!

 

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