Meno tasse per tutti tranne che per i migranti. Lo Stato ci riprova

risarcimento-rimborso-tassa-del-permesso-di-soggiorno-660x437A un anno dalla sentenza della Corte di giustizia Europea che aveva dichiarato sproporzionato il contributo sul permesso di soggiorno, e dopo che a maggio il TAR del Lazio aveva cancellato la tassa di 80 e 200 euro per rinnovi e rilasci, il governo ha presentato ricorso per ripristinarla e sospendere da subito l’efficacia del provvedimento.

Il pretesto è un cavillo formale, ovvero l’illegittimità del ricorso al TAR da parte di Inca e CGIL, laddove i singoli migranti avrebbero dovuto invece presentare l’istanza individualmente. A motivare il ricorso c’è il fatto che i migranti non possono essere risarciti perché le casse dello Stato ne risentirebbero: in pratica, il governo continua a voler far cassa sulla pelle dei migranti. Alimentando la retorica che accomuna migranti e terroristi, l’Avvocatura di Stato sostiene che senza la tassa di soggiorno verrebbe pregiudicato il lavoro del Dipartimento di Pubblica Sicurezza per contrastare l’emergenza legata all’immigrazione e alla minaccia terroristica. In più, l’Avvocatura afferma che senza la tassa il regolare funzionamento della gestione dei permessi verrà pregiudicato, fingendo di non sapere quello che da anni i migranti denunciano: che di regolare non c’è niente quando si tratta di permesso di soggiorno. Ritardi mostruosi nella consegna, dinieghi arbitrari, concessioni di permessi per durata minore a quella dovuta, attese interminabili alle questure, maltrattamenti da parte del personale…questa è la norma della Bossi-Fini in linea con il governo della mobilità. Lo stesso che già con il migration compact e poi con le direttive europee approvate a giugno formalizza una totale discrezione sulla durata e la concessione dei permessi e della protezione internazionale.

Dopo aver proposto di eliminare il diritto di fare ricorso per i richiedenti asilo che ricevano il diniego in prima istanza, il governo persegue nelle sue politiche razziste. Una cosa almeno è ormai chiara e nota a tutti: il governo sa bene quale sia l’importanza dei migranti per il bilancio italiano. Quello dei permessi è un business milionario (400 milioni di euro è la cifra che lo Stato dovrebbe restituire) che priva di ingenti quote di salario i migranti in Italia, già costretti a pagare 76 euro per ogni rilascio o rinnovo, per ciascun membro del nucleo familiare e spesso più volte l’anno, mentre le carte di soggiorno vengono ritirate illegittimamente e i permessi continuano a essere consegnati con mesi e mesi di ritardo. Non solo: i migranti versano contributi che non riavranno mai indietro, rimpinguando le casse dell’INPS per pagare le pensioni ai pochi che ancora ne hanno diritto.

Ora il governo pretende di reintrodurre la tassa di soggiorno e di bloccare i risarcimenti che spettano ai migranti. Solo perché non sono onesti cittadini italiani, il governo può imporre le sue pragmatiche ragioni senza destare scandalo: ai migranti i diritti possono essere negati se al governo conviene. Le ragioni contabili servono allora anche un altro fine: ricordare ai migranti che la loro permanenza in Italia è precaria e subordinata alla loro «utilità». Ai fini politici della tassa sul permesso, i migranti oppongono la loro libera pretesa di essere uomini e donne e non «risorse» da mettere a valore. Il razzismo del governo ha molte facce, ma la lotta e il movimento dei migranti non possono essere fermati!

Annunci