La filosofia del sindaco e le ordinanze di razza

 

ordinanza alcol proteste 2-2Prima delle elezioni comunali, il sindaco uscente Merola ha imposto fino a ottobre la chiusura entro le 21 degli esercizi commerciali e il divieto di vendita di bevande alcoliche refrigerate nel centro storico e in altre zone di alcuni quartieri come la Bolognina.

Mentre la città era tappezzata dallo slogan elettorale del sindaco ora confermato, Dalla parte di Bologna, l’ordinanza mostrava con chiarezza quale parte di Bologna si vuole difendere e preservare, quali interessi soddisfare, aldilà della retorica elettorale dell’accoglienza, del civismo e del bene comune. Il decoro urbano infatti non c’entra niente con questa ordinanza, che assume invece i tratti di una autentica discriminazione razziale. Mentre il centro città diventa sempre più una vetrina “bianca” di lusso e piaceri (anche alcolici) per bolognesi, italiani e turisti che se lo possono permettere, quella che era un’ordinanza pensata a uso e consumo della campagna elettorale (cosa non si fa per avere il voto di ricchi commercianti!) sta ora colpendo con meditato cinismo i migranti e le migranti che in stragrande maggioranza gestiscono piccoli alimentari e rivenditori di generi ortofrutticoli. Alcuni di loro sono stati già costretti a chiudere o a cambiare attività a causa del forte calo degli incassi. Altri si ritrovano con multe salatissime che vigili intraprendenti hanno comminato, mentre chiudevano gentilmente un occhio davanti ad avventori di bar del centro che lasciavano il locale con la birra in bottiglia in mano. Mai guardare che cosa ha in mano un potenziale elettore. I piccoli commercianti asiatici e maghrebini che attentavano alla morale pubblica sono ora in estrema difficoltà. Aggiungiamo che i loro negozi devono tassativamente chiudere alle 21.00, mentre la stampa locale celebra con soddisfazione l’apertura del primo supermercato aperto tutta la notte. Dura lex, sed lex. Tradotto in italiano, ma Merola è persino filosofo e quindi lo capisce da solo, significa che se sei bianco e alle spalle hai una potente catena commerciale puoi fare cose che i piccoli commercianti migranti non possono permettersi. Il loro reddito familiare è invece destinato a ridursi progressivamente perché, oltre al peso delle tasse già elevate che pagano al comune per tenere i loro banchetti di frutta e verdura all’aperto, devono pure pagare continuamente il rinnovo del loro permesso di soggiorno.

Il comune di Bologna e il suo civilissimo sindaco fanno intanto finta di non sapere che sui migranti vige il ricatto del permesso di soggiorno e del razzismo istituzionale. I migranti che svolgono lavoro autonomo non solo non possono posticipare il versamento dei contributi previdenziali perché questi vengono “verificati” dalla Questura in sede di rinnovo del permesso. Questi migranti sono anche “costretti” dalla legge sull’immigrazione a raggiungere un determinato livello di reddito per poter rinnovare il permesso, pena l’espulsione. E questa ordinanza per il buon decoro e l’educazione alcolica che tanto sta a cuore al sindaco va esattamente a colpire questi redditi, rischiando di gettare centinaia di famiglie sulla soglia dell’irregolarità, della clandestinità, dell’espulsione. Queste sono le conseguenze razziste di un’ordinanza discriminatoria che ovviamente rimane sotto silenzio tra l’opinione pubblica della grassa Bologna. A dir la verità, il sindaco uscente se ne deve essere accorto se già prima del secondo turno elettorale aveva fatto girare la voce di un incontro per rivedere i termini dell’ordinanza. Sono però ormai passate diverse settimane dall’insediamento della nuova giunta e tutto continua a tacere. Noi invece non intendiamo farlo. Se non saremo subito convocati per un incontro torneremo a far sentire la nostra voce nelle forme che riterremo opportune.

Associazione Commercianti Migranti – Coordinamento Migranti Bologna

Info e contatti: www.coordinamentomigranti.org

coo.migra.bo@gmail.com

tel. 380.24.93.214 – 327.57.82.056

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