Presidio dei migranti in solidarietà dei giovani eritrei uccisi dal regime

PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ DEI GIOVANI ERITREI UCCISI DAL REGIME 

SABATO 9 APRILE PIAZZA RE ENZO ORE 17

Una domenica ad Asmara. Un convoglio di soldati trasporta diverse reclute destinate al servizio militare a vita e in pratica ai lavori forzati. Le giovani reclute arrivano dai campi di addestramento e sono dirette ad Assab, dove saranno obbligati a lavorare come operai. Pochi minuti per tentare di sottrarsi a un destino di violenza, di obbedienza e di sfruttamento. I giovani disertori saltano giù dal convoglio e vengono prontamente uccisi a fucilate, assieme a un numero imprecisato di civili, dai soldati che, avendo ricevuto istruzioni di non fermarsi per nessuna ragione, continuano per la loro strada. Si lasciano alle spalle un atto di ordinaria violenza contro coloro che in Eritrea prova a opporsi e a ribellarsi a una dittatura che li priva di ogni libertà e agisce impunita, potendo insabbiare azioni come queste mettendo a tacere la stampa.

I giovani ammazzati per strada domenica sono gli stessi giovani che con più fortuna attraversano il deserto e il mare e arrivano in Europa. Un’Europa che spesso, come accade in Italia, non riconosce loro lo status di rifugiati, ma solo una protezione sussidiaria che li mantiene legati e controllati dalla loro ambasciata e ostacola l’ottenimento della cittadinanza. Un’Europa dove però vengono ancora una volta trattati come forza lavoro. Di fronte al coraggio mostrato dai migranti eritrei in cerca della libertà l’Italia non ha di meglio da offrire che i muri del razzismo democratico. Muri che poggiano sull’arbitrio amministrativo di Questure e Prefetture, le cui pratiche discriminatorie abbiamo denunciato con il presidio del 20 febbraio scorso.

Sabato 9 aprile saremo di nuovo in piazza per portare fuori dal silenzio il coraggio di chi lotta per la libertà dentro e fuori dall’Eritrea, per mostrare che i giovani eritrei non sono soli e che migranti, rifugiati e lavoratori precari hanno una stessa lotta da fare. Saremo in piazza per mostrare, come abbiamo fatto il primo marzo, che la lotta dei migranti è una lotta per la libertà di tutte e di tutti.

 

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