Che fine ha fatto il tavolo regionale chiesto dal Coordinamento Migranti? Un’interpellanza alla vice-presidente Gualmini

regione_emilia-romagnaLa serie di comunicati del Coordinamento migranti dell’Emilia Romagna che denuncia alcuni dei molti casi in cui le questure e le prefetture di questa regione hanno ignorato i diritti dei migranti ha infine prodotto un effetto. Ora i responsabili non si possono più nascondere.

Grazie a un’interpellanza presentata alla seduta del Consiglio Regionale del 21 e 22 dicembre da parte del consigliere Alleva, la vice presidente Elisabetta Gualmini dovrà rispondere: perché non ha convocato il tavolo regionale di coordinamento promesso prima dell’estate? Perché gli uffici stranieri delle questure e i delegati delle prefetture non sono stati ancora convocati? L’arrogante indifferenza con cui vengono meno alla parola data non è che l’ennesima, banale, dimostrazione del razzismo istituzionale attraverso cui viene gestita politicamente la permanenza dei migranti in questa regione. È una scelta politica quella di nascondersi dietro le direttive nazionali, usando il proprio potere discrezionale solo per rendere più difficile la vita dei migranti, decurtando il loro salario a causa delle parcelle che sono costretti a pagare agli avvocati, opponendo dei dinieghi ingiustificati, perdendo i documenti, ritardando di mesi o addirittura di anni la consegna di permessi e carte di soggiorno e nell’espletamento delle pratiche di cittadinanza e diritto di asilo. In Italia nel 2014 sono stati ritirati ben 150.000 permessi, mentre proseguono gli sfratti e i rimpatri di persone che da anni vivono in Italia e contribuiscono all’economia del Paese per più dell’11% del PIL. Il governo sta operando una politica di espulsione di massa, mettendo a rischio clandestinità tutti i migranti. Che cosa fa la Regione Emilia-Romagna, nascondendosi dietro la fama di regione che accoglie? Non può più continuare a ignorare le richieste dei migranti!

Al Consiglio regionale di oggi e domani Gualmini dovrà finalmente dare risposte. Vedremo se finalmente finirà lo scaricabarile delle responsabilità: Gualmini non può fare come Ponzo Pilato e lavarsi le mani dicendo che la convocazione spetta al prefetto di Bologna in quanto coordinatore delle prefetture. La vicepresidente dell’Emilia-Romagna si è assunta la responsabilità politica di convocare un tavolo regionale in seguito alla mobilitazione dei migranti della scorsa primavera: è lei a dover assicurare che venga fatto. Può farlo e lo ha già fatto, quando a settembre ha messo intorno a un tavolo prefetture e responsabili degli uffici stranieri delle questure per parlare di lavoro gratuito dei rifugiati. Quindi può e deve farlo di nuovo, per evitare di essere ricordata come un Ponzo Pilato qualsiasi dai migranti che contribuiscono a fare ricca questa regione. Buon Natale Signora Vicepresidente!

Interpellanza

La crisi economica che attanaglia anche la nostra Regione ha peggiorato le condizioni di vita di tutti ma soprattutto di chi era già in difficoltà, con un lavoro precario o sottopagato. Tra i primi che in questi anni hanno pagato la crisi e hanno lottato contro la precarietà e lo sfruttamento ci sono donne e uomini migranti che oltre a subire i devastanti effetti della mancanza di occupazione e della precarizzazione sono anche sottoposti al ricatto del permesso di soggiorno legato ad una posizione lavorativa, in mancanza del quale si apre dopo sei mesi la via dell’espulsione o della clandestinità, anche di chi magari vive in Italia da anni e qui ha fondato la propria famiglia e il centro dei suoi affetti.

In questo panorama di disagio generalizzato, il Coordinamento migranti ha documentato una serie di singoli casi, raccolti in diverse città dell’Emilia-Romagna, di malepratiche amministrative volte a rendere la posizione dei migranti sempre più ricattabile, facilitando chi ha tutto l’interesse per sfruttarli. Ritardi nella consegna dei documenti, intermediazione degli avvocati, totale discrezionalità nel rilascio dei permessi di soggiorno e verifiche arbitrarie dei requisiti per ottenerli, resistenze nel rilascio delle carte di soggiorno o revoca di queste ultime, nonostante siano l’ultimo diritto a tempo indeterminato rimasto ai migranti.

Sono storie di ordinario abuso e arroganza istituzionale che in una Regione amministrata da una giunta che si richiama, anche se solo marginalmente, alla sinistra e non al razzismo della Lega, non possono e non devono accadere.

Ribadisco che si tratta di casi tutti provati e documentabili di cui il Coordinamento migranti aveva reso edotta la vicepresidente con delega al Welfare Gualmini che sei mesi fa aveva garantito l’attivazione di un tavolo regionale con Questura e Prefettura per fare luce e mettere ordine in questo ginepraio di malepratiche e razzismo istituzionale neanche tanto nascosto.

Chiedo quindi alla vicepresidente Gualmini

– una data certa in cui verrà attivato il tavolo regionale con i responsabili degli uffici stranieri delle questure e i delegati delle prefetture sulle questioni che riguardano i permessi, le carte di soggiorno, i ricongiungimenti familiari, l’asilo, la condizione dei rifugiati, l’accoglienza e la cittadinanza

– se gli organi preposti della Regione hanno verificato in Questura e Prefettura come e con che criterio (spesso al di fuori dei provvedimenti stabiliti per legge o interpretandoli restrittivamente in modo arbitrario) si siano potuti verificare gli episodi raccontati dal Coordinamento migranti

– quali azioni globalmente la Regione intende intraprendere per dare finalmente ai migranti la certezza del diritto a costruire la propria vita nel paese in cui hanno lavorato, pagato i loro contributi, contribuito alla ricchezza economica e non solo della collettività, offerto servizi essenziali come la cura e il lavoro domestico che le istituzioni non sono più in grado di garantire.

 

 

 

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