Casi scottanti per le Questure dell’Emilia-Romagna: l’odissea di Yelena alla Questura di Bologna

fotoLa Regione latita, la Prefettura guarda alle espulsioni di Alfano per il reato di “download sospetto” e le Questure dell’Emilia-Romagna continuano ad amministrare serenamente il razzismo. Nulla di nuovo sotto il sole, si direbbe, tanto più che le promesse estive della vice presidente Gualmini di istituire un tavolo regionale per venire incontro alle richieste dei migranti sono state sistematicamente disattese. Anche la Prefettura di Bologna, che aveva assunto l’impegno di convocare il tavolo coinvolgendo i dirigenti responsabili degli Uffici Immigrazione delle Questure della regione, non fa che ripetere la solita filastrocca: stiamo verificando ma è difficile avere la disponibilità di tutti. Ma chi credono di prendere in giro? L’arrogante indifferenza con cui vengono meno alla parola data non è altro che l’ennesima, banale, dimostrazione di un razzismo istituzionale attraverso cui viene gestita politicamente la permanenza dei migranti in questa regione. Perciò, abbiamo denunciato a intervalli regolari una serie di singoli casi, raccolti in diverse città dell’Emilia-Romagna, di malepratiche amministrative volte a rendere la posizione dei migranti sempre più ricattabile da padroni e padroncini che se ne servono come carne da sfruttamento. Ritardi nella consegna dei documenti, intermediazione degli avvocati, totale discrezionalità nel rilascio dei permessi di soggiorno e verifiche arbitrarie dei requisiti per ottenerli, resistenze nel rilascio delle carte di soggiorno o revoca di queste ultime, nonostante siano l’ultimo diritto a tempo indeterminato rimasto ai migranti: ecco come il razzismo viene amministrato dalle Questure.

I casi pubblicati sono parte di un percorso di mobilitazione che, mentre denuncia il razzismo istituzionale delle singole Questure, contesta la strategia complessiva del governo di tenere i migranti costantemente sull’orlo della clandestinità. Non ci bastano le leggi truffa sulla cittadinanza. E non sappiamo che farcene dell’accoglienza fondata sul lavoro gratuito, mentre viene assunto nuovo personale per sveltire le pratiche di diniego delle richieste d’asilo. Vogliono impaurirci, ma noi non ci fermeremo alle denunce pubbliche. Il primo marzo scenderemo di nuovo in piazza per un grande sciopero del lavoro migrante. Sarà ancora una volta una giornata senza di noi. Una giornata contro chi ci vuole ricattati e clandestini, sfruttati ed espulsi, zitti e impauriti. Una giornata in cui senza paura mostreremo il nostro volto di libertà.

Quello che segue è l’ultimo di una serie di casi denunciati che è possibile leggere sul sito del Coordinamento Migranti ai link indicati in calce a questo testo.

 

Cara vice presidente Gualmini e cari prefetto Sodano e questore di Bologna Coccia,

sicuramente non vi è giunta voce di quanto è successo a Yelena alla Questura di Bologna. Ci pensiamo noi a rimediare. Yelena fa domanda per il permesso di soggiorno. Passano le settimane e sul sito della questura lo stato della pratica risulta sempre in corso. Passano i mesi – ben più dei 60 giorni previsti dalla legge – e non c’è nessun aggiornamento. Almeno fino a quando, come tante e tanti migranti, Yelena non si vede costretta a pagare un avvocato per andare in Questura e ottenere informazioni, dato che un Ufficio informazioni in Questura non c’è! Come per magia, in presenza dell’avvocato il permesso di soggiorno spunta fuori immediatamente. Non che l’avvocato sia un mago – di simile al mago avrà solo la parcella! –, ma semplicemente il permesso di soggiorno era pronto da tempo e stava lì all’Ufficio Immigrazione ad aspettare che Yelena pagasse un legale: un sistema ormai sempre più diffuso in Emilia-Romagna, dove l’arrogante indifferenza delle Questure costringe i migranti a sborsare centinaia di euro per avere quello che gli spetta di diritto. E non è finita qui. Quando anni dopo Yelena fa la domanda per ottenere la carta di soggiorno la Questura le comunica che ha bloccato la pratica perché non ha pagato la tassa di 200 euro prevista. In realtà, Yelena l’ha pagata e ha anche inviato per raccomandata la ricevuta, ma la Questura l’ha persa.

Noi non pensiamo che alla Questura di Bologna abbiano qualcosa contro Yelena. E neanche che siano particolarmente disordinati. Yelena è una tra le tante e i tanti migranti che toccano ogni giorno con mano in che modo le Questure dell’Emilia-Romagna amministrano il razzismo, di come con ritardi strutturali e resistenze sistematiche puntano a rendere sempre più difficile la vita dei migranti. Sulle carte di soggiorno la Questura di Bologna sta d’altronde dando il meglio di sé, dato che pur in presenza di certificati di residenza e regolari contratti di affitto respinge la domanda spingendosi a chiedere un documento scritto del “proprietario italiano” – perché, si sa, i migranti non possono possedere una casa! – dell’immobile dove il richiedente risiede. Al di là di un razzismo istituzionale talmente sfacciato da finire su carta bollata, tali pratiche costituiscono un abuso, se non altro perché oggi per chiedere la residenza è necessario il consenso del proprietario dell’immobile. Ma si tratta di un abuso che è parte di una gestione politica complessiva della presenza dei migranti a Bologna e in regione, con l’obiettivo di tenerli costantemente sull’orlo della clandestinità. Non credete, vice presidente, prefetto e questore, che se ci fosse stato un tavolo regionale i migranti oggi smetterebbero di subire le malepratiche e gli atti arbitrari e discrezionali che vivono ogni giorno sulla loro pelle? O preferite tenere i migranti sotto ricatto, sperando di impaurirli? Sappiate che non basterà!

Leggi qui il primo caso: perché Youssef non può rinnovare la sua carta di soggiorno?

Leggi qui il secondo caso: perché dopo 2 anni il permesso di soggiorno di Bazir è bloccato?

Leggi qui il terzo caso: quanti mesi deve aspettare Hicham per avere il suo permesso di soggiorno?

Leggi il quarto caso: che fine ha fatto la carta di soggiorno di Hassan?

Leggi il quinto caso: se Mohammed lavora perché ha un permesso di attesa occupazione?

 

 

 

 

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