Quel che la Questura finge di non sapere…

questura-rimini-foto-altarimini-dal-bassoLa scorsa primavera abbiamo avviato un percorso di mobilitazione e organizzazione che ci ha portato a denunciare la gestione politica delle pratiche di rinnovo del permesso di soggiorno, di concessione della carta di soggiorno e dei ricongiungimenti familiari da parte delle Questure e degli Uffici stranieri di molte provincie della regione. È così nato il Coordinamento Migranti dell’Emilia-Romagna. Sappiamo però che la Questura e l’Ufficio stranieri di Bologna non si smentiscono mai: passano gli anni, ma ogni volta che cala il silenzio sul loro operato, ritornano le pratiche restrittive del tutto discrezionali nel controllo dei contributi INPS, nel conteggio del reddito, nei tempi di durata del permesso di soggiorno e nei tempi di attesa per il rinnovo del permesso e la concessione della carta. Per questo, da oggi, denunceremo una serie di male pratiche della Questura di Bologna e del suo Ufficio stranieri. Il nostro sarà un bollettino contro la gestione politica del ricatto del permesso di soggiorno, una gestione volta a rendere sempre più difficile – quando non a espellere – i e le migranti che in questa lunga crisi economica hanno perso il lavoro o lavorano in modo precario e non raggiungono un reddito adeguato per rinnovare il permesso o per ottenere una carta di soggiorno. Un bollettino politico che non salverà neanche la Prefettura di Bologna e la sua gestione – insieme alla regione – dell’accoglienza dei profughi. Lanceremo così una nuova mobilitazione davanti alla Prefettura di Bologna per chiedere conto anche delle sue resistenze a convocare come annunciato dalla regione un tavolo di trattativa con le Questure e gli Uffici immigrazione di tutta la regione.

Comunicato Stampa – Quel che la Questura finge di non sapere…

La Questura di Bologna finge di non sapere che la Corte di giustizia UE ha condannato l’Italia per i costi eccessivi dei rinnovi del permesso di soggiorno che i migranti sono costretti a pagare. Se rispettasse quella sentenza la smetterebbe di rilasciare permessi di attesa occupazione a fronte di contratti a tempo determinato, quando la legge stabilisce la possibilità di rilasciare un normale permesso di soggiorno per lavoro di un anno. Dovrebbe anche smetterla di rilasciare permessi della durata di un anno con contratti di lavoro a tempo indeterminato, quando la legge ammette che il permesso arrivi fino a due anni. Questo è razzismo istituzionale: una pratica amministrativa restrittiva e del tutto discrezionale che rende sempre più difficile e povera la permanenza dei migranti su questo territorio. Perché, e questo di certo la Questura lo sa, in questo modo i migranti non solo sono costretti a pagare una tassa ritenuta eccessiva da una Corte europea, ma anche a pagarla ogni volta che il permesso per attesa occupazione scade, mentre il permesso di soggiorno per lavoro avrebbe almeno la durata di due anni. Nel caso in cui la Questura abbia qualche dubbio, sappia che sabato 7 novembre saremo di nuovo in piazza per ricordarglielo!

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