Per i migranti è tempo di fatti. Perché la regione tace?

Ripartiamo dal lavoro organizzativo e politico fatto a Modena, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Forlì e Bologna. Ripartiamo dalle nostre lotte, dalle mobilitazioni e dall’assemblea del 13 giugno, da cui è nato il Coordinamento Migranti Emilia-Romagna.

sala-giunta920x400

Grazie all’iniziativa politica diretta dei migranti, nel solito silenzio di partiti e sindacati, la vice presidente Gualmini ha dovuto rispondere e riconoscere pubblicamente che i problemi sollevati con la lettera inviata il 13 giugno sono reali e gravi. Nel frattempo, una sentenza del TAR della Lombardia ha dichiarato illegale il mancato rinnovo della Carta UE di lungo periodo per motivi legati al reddito e al versamento dei contributi, e unasentenza della corte di giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che il prezzo che ci fanno pagare per il rinnovo dei documenti è troppo alto. Questi fatti dicono che le nostre richieste sono giuste. Sappiamo però che senza proseguire nell’organizzazione e nella mobilitazione il razzismo istituzionale si rafforzerà e rischieremmo di perdere quello che abbiamo conquistato sino ad ora.

A fine luglio la vice-presidente Gualmini ha annunciato che il Prefetto di Bologna, in quanto coordinatore delle questure della regione, avrebbe convocato entro settembre un “tavolo tecnico” regionale, per discutere sulle male pratiche e la gestione discrezionale di permessi e carte di soggiorno denunciate dal Coordinamento migranti. La vice-presidente afferma che è attualmente in contatto con la Prefettura di Bologna per fissare la data dell’incontro. Ci aspettiamo dunque una convocazione in tempi brevi. Le sentenze del TAR e della Corte suprema europea mostrano con ancora più evidenza che non si tratta di un problema tecnico. Perciò non è possibile rimandare questo tavolo o considerarlo questione secondaria nella cosiddetta crisi migratoria. Come il 13 giugno, a quel tavolo saranno infatti presenti anche i migranti che a Bologna e nella regione stanno lottando per la libertà di movimento di profughi e rifugiati contro i confini e le gerarchie dell’accoglienza.

É tempo dunque che a queste parole seguano finalmente i fatti: non ci aspettiamo solo una risoluzione di casi individuali, né semplici interventi sui dettagli formali delle procedure di rinnovo. Le nostre richieste hanno a che fare con la condizione materiale di migliaia di uomini, donne e famiglie e con l’inaccettabile discrezionalità politica con cui le leggi italiane ed europee sull’immigrazione sono applicate in questa regione. Quello che vogliamo sono decisioni in grado di modificare positivamente la vita dei migranti di fronte a crisi, precarietà e sfruttamento.La Regione deve farsi garante di un percorso che porti al miglioramento complessivo della condizione migrante.

Da qui ripartiamo, mentre guardiamo all’Europa attraversata da migranti come noi, che spesso hanno fatto le nostre stesse rotte, incontrato le stesse difficoltà e le stesse resistenze alle frontiere. Noi non accettiamo la separazione che le autorità italiane ed europee continuano a portare avanti tra migranti economici e rifugiati per dividerci. Sappiamo che anche dove si parla di «accoglienza umanitaria», quei migranti saranno sottoposti alle stesse condizioni che noi da anni subiamo per rimanere in Italia: il ricatto del permesso di soggiorno, la minaccia della crisi e della disoccupazione, il razzismo istituzionale di questure e prefetture.

Al tavolo tecnico promesso dalla vice-presidente Gualmini noi andremo con queste profonde convinzioni politiche: con gli occhi puntati sulle nostre rivendicazioni, guardando a un movimento che non può essere fermato.

Annunci