Oltre la clandestinità: lo sfruttamento umanitario del lavoro nelle campagne del mezzogiorno

di ENRICA RIGO e NICK DINES

Gestione umanitaria dello sfruttamento«Nei campi 12 ore senza paga: i nuovi schiavi dell’agricoltura» (La Repubblica); «Caporalato e mafie: “700mila schiavi nell’agricoltura italiana”» (Il Fatto Quotidiano). Sono solo alcuni dei titoli che, durante l’estate, ricorrono sui quotidiani italiani. I temi ai quali la rappresentazione mediatica del lavoro in agricoltura ha assegnato priorità negli ultimi anni sono l’assoggettamento schiavistico, nel quale versa la manodopera immigrata impiegata nei campi, e il caporalato, quest’ultimo spesso in collegamento alla criminalità organizzata. In questo copione al Sud d’Italia è assegnato un ruolo da protagonista. Anche quando la notizia interessa scenari generalizzati sul territorio nazionale, località quali Rosarno e Foggia vengono indicate come «casi eclatanti», riferimenti obbligati per descrivere condizioni di vita indecenti, denunciare eccessi e illegalità, suscitare indignazione.

Senza disconoscere la gravità e serietà delle questioni in gioco, la scelta delle categorie richiamate ci pare tuttavia forviante o quantomeno problematica. La subalternità e l’assoggettamento evocati dall’idea di schiavitù, associata nell’immaginario alla tratta forzata di esseri umani o al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, non restituiscono la complessità delle situazioni e delle relazioni concrete che interessano il lavoro agricolo nel Sud. Come messo in evidenza dagli osservatori più attenti, più che a una decisa alternativa tra legalità e illegalità ci si trova difronte a molteplici realtà che potrebbero essere definite di lavoro «grigio», sia dal punto di vista della disciplina dei rapporti contrattuali sia da quello degli statuti giuridici dei lavoratori migranti. Senza considerare poi che, salvo qualche eccezione, la messa fuoco mediatica sul caporalato, sullo sfruttamento e sugli abusi subiti dai migranti lascia sullo sfondo (quando non fuori dall’inquadratura) altri attori chiave della filiera produttiva, come le aziende conserviere, le industrie di trasformazione, i consorzi di raccolta e distribuzione…continua a leggere su connessioniprecarie.org

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