SCP No. 30 luglio 2015 – Nasce il Coordinamento Migranti Emilia Romagna!

E’ on-line il numero 30 di Senza Chiedere il Permesso – il giornale delle lotte dei migranti. Questo numero è dedicato alle mobilitazioni che hanno attraversato la regione, da Rimini a Piacenza, e alla nascita del Coordinamento Migranti Emilia Romagna. Una nuova scommessa per combattere insieme il razzismo istituzionale di Questure e Prefetture.

In questo numero:

  • Finalmente nasce il Coordinamento Migranti Emilia Romagna! – i motivi e il percorso della mobilitazione regionale che ha portato alla manifestazione del 13 giugno a Bologna, p. 1
  • A Modena la lotta paga, ma la mobilitazione continua – da Modena, i risultati ottenuti dopo le assemblee in provincia i presidi davanti alla Questura, p. 2
  • Ritirare il permesso di soggiorno per lungo periodo è illegittimo! – una sentenza del TAR della Lombardia dà ragione alle rivendicazioni portate in piazza dai migranti, p. 2
  • La Questura di Rimini e le ‘vacanze’ dei migranti – mentre in tanti vanno in vacanza a Rimini, la Questura e l’Ufficio Immigrazione rovinano il soggiorno dei migranti, p. 3
  • Razzismo istituzionale alla Questura di Piacenza: tempo scaduto! – un percorso iniziato a maggio, pronti a farci sentire nuovamente a settembre contro le male pratiche della Questura di Piacenza, p. 3
  • Forlì: la città si apre alle lotte – Forlì Città Aperta e l’adesione al percorso iniziato a Bologna il 13 giugno, p. 4
  • Le vecchie usanze della Questura di Bologna – facciamo il punto sulle male pratiche nel capoluogo, p. 4
  • La risposta dell’assessore Gualmini – un percorso di lotta trasparente, la risposta dell’assessore Gualmini sulla richiesta di un tavolo regionale, p. 4

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SCP N. 30 luglio 2015

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Gualmini: entro luglio risposte sulla convocazione di un tavolo regionale contro le male pratiche di Questure e Prefetture

2015-06-13 15.35.14

La manifestazione del 13 ottobre in piazza dell’Unità a Bologna

Uno degli obiettivi della manifestazione dello scorso 13 giugno a Bologna era di rendere finalmente pubbliche e trasparenti le modalità di gestione dei permessi di soggiorno in Regione, al di fuori di logiche che vorrebbero sempre i migranti dipendere da qualche sindacato, associazione o protocollo firmato senza il loro coinvolgimento. Per questo, dopo aver raccontato dell’incontro che si è tenuto lo scorso 19 giugno a Bologna, rendiamo pubblica la mail che la Vicepresidente Gualmini della Regione Emilia-Romagna ci ha inviato pochi giorni fa per confermare il suo impegno a convocare quanto prima il tavolo di trattativa regionale con Questure e Uffici Immigrazione in seguito alle male pratiche denunciate durante la manifestazione dello scorso 13 giugno:

Gentilissimi,
siamo con la presente a confermare l’interessamento della Vicepresidente Gualmini in merito alle questioni emerse durante l’incontro svoltosi in Regione il 19 giugno u.s. ed in particolare sul tema del rapporto con le Questure.
Mantenendo l’impegno espresso in quella sede, entro il mese di luglio vi invieremo una risposta relativa alle procedure di rilascio dei documenti.
 
Cordiali saluti.
  
Segreteria Vice Presidente E. Gualmini
Viale Aldo Moro 21 – 40127 Bologna
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Piccoli muri crescono. Da Treviso a Roma, cronache di ordinario razzismo

Da Treviso a Roma

da ∫connessioni precarie

I fatti sono scontati e per nulla sorprendenti. In provincia di Treviso – che nonostante la crisi non è una periferia desolata, ma una florida regione il cui unico problema sociale sono alcuni suoi abitanti – gli appartamenti destinati all’accoglienza di un centinaio di migranti sono stati devastati. L’unica motivazione reale di questa rivolta di provincia è stata la paura che il valore degli immobili potesse diminuire per la presenza dei profughi. Anni di straordinari in nero, di affitti in nero, di contabilità in nero che se vanno in fumo per la presenza dei «negri». Ci vuole un certo gusto per lo humor nero per apprezzare le dimensioni di questo oscuro temere. Stamattina a Roma è successa una cosa uguale ma diversa. Qui il grido di battaglia del comitato di Casale San Nicola è stato che il quartiere deve rimanere agli italiani – che sono notoriamente bella e brava gente, che quando il papa dice che bisogna essere buoni con i profughi si commuovono tutti. In entrambi i casi, la presenza dei fascisti di Casa Pound è stata attivamente significativa. Nelle stesse ore alcune decine di militanti del centro sociale Django hanno bloccato pacificamente la prefettura di Treviso per richiamare l’attenzione sul comportamento assente e complice del governo e della polizia durante la devastazione della notte precedente. Condividendo evidentemente nello spirito e nella forma i timori dei residenti trevigiani, la polizia ha caricato e fermato i manifestanti: nemmeno il prefetto vuole estranei in casa sua. Metti mai che il valore della prefettura crolli miseramente…continua a leggere.

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Disponibilità e promesse: ora attendiamo risposte. Comunicato stampa sull’incontro con la vicepresidente dell’Emilia Romagna per un tavolo regionale contro le male pratiche di Questure e Prefetture

Come annunciato durante la manifestazione del 13 giugno, venerdì scorso, 19 giugno, il Coordinamento migranti ha incontrato la vicepresidente e assessore alle politiche di welfare e politiche abitative Elisabetta Gualmini, assieme a due tecnici dell’immigrazione.

2014-12-13 10.35.16 Una delegazione di migranti provenienti da tutta la regione ha discusso i punti centrali della lettera pubblica inviata nelle scorse settimane. Alla richiesta di un tavolo con i dirigenti di Questure e Prefetture della regione, la vicepresidente si è impegnata a verificarne immediatamente la possibilità. Sulla questione dell’accoglienza e dei rifugiati, la regione ha difeso il suo impegno e la sua buona volontà nel rispondere all’“emergenza”. Ma, invece di dichiarare a mezzo stampa il pericolo di “rimanere sommersi”, la Regione Emilia Romagna dovrebbe sostenere attivamente quegli amministratori che pur essendo in prima linea nella gestione degli arrivi hanno almeno il coraggio politico di mettere in discussione le leggi esistenti che, a dispetto della retorica, producono illegalità sulla pelle dei migranti. A noi resta evidente che le condizioni attuali dei migranti non dipendono solo dai progetti, dai posti nelle strutture o dalle “attività di integrazione”, ma dalla necessità prima di tutto di permessi di soggiorno che garantiscano a chi arriva qui e a chi ci vive da anni il tempo per organizzare la propria vita. Se come è stato detto dalla vicepresidente la questione dell’immigrazione è stata accantonata a livello nazionale, noi pensiamo che sia necessario che chi ha il compito di occuparsene nei singoli territori si faccia carico della responsabilità di rimetterla al centro, a partire dalle condizioni concrete dei migranti, che  non possono essere delegate ad altre voci o risolte tecnicamente.

Proprio per questo, dopo le promesse e la disponibilità, ci aspettiamo la risposta della Regione sul tavolo con Questure e Prefetture e non ci accontenteremo di sentirci dire che ci sono difficoltà burocratiche di comunicazione tra i vari uffici pubblici che dovrebbero affrontare la questione migrante. Vogliamo che il tavolo sia convocato prima dell’estate perché i migranti di parole ne subiscono fin troppe e non sono più disposti ad aspettare altro tempo.

logo sciopero sociale

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13 giugno, una giornata importante: i migranti ottengono incontro in regione // per un permesso europeo di minimo due anni senza condizioni // comunicato e foto

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Permesso di soggiorno europeo minimo di due anni: una delle principali rivendicazioni della giornata

Oltre duecento uomini e donne provenienti da diverse città della regione hanno dato vita ad una partecipata assemblea pubblica sabato 13 giugno in piazza dell’Unità a Bologna, dopo aver ottenuto un incontro in regione con l’assessora con delega all’immigrazione Gualmini venerdì prossimo. Un risultato della mobilitazione dei/delle migranti e un primo passo verso la reale convocazione di un tavolo regionale per affrontare e superare questi comportamenti in modo coordinato.

La piazza ha denunciato con forza le male pratiche e l’applicazione arbitraria delle normative da parte di Questure, Prefetture e Uffici Immigrazione cittadine, e le scelte politiche di questi uffici, che usano la burocrazia per ritirare le carte di soggiorno se cala il reddito, bloccano i rinnovi dei permessi se i datori di lavoro non pagano i contributi e rilasciano permessi di attesa occupazione in presenza di contratti di lavoro precari.

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Libertà senza confini, Freedom not borders! Lo slogan che ha unito Bologna e Francoforte.

Di fronte ai fatti di queste settimane, alle stragi nel Mediterraneo e al volgare scaricabarile tra istituzioni e governi europei, ciò che serve è una vera accoglienza e la libertà di movimento contro i ricatti e le speculazioni. Per questo la manifestazione di oggi – gemellata con un analogo corteo a Francoforte, in Germania all’interno di una campagna nazionale ed Europea che sta muovendo i primi passi –  ha rivendicato un permesso di soggiorno europeo minimo valido almeno due anni, senza condizioni. Inoltre, sono state ribadite le altre rivendicazioni al centro della giornata: basta con il furto dei contributi e delle spese per i rinnovi; per l’applicazione del silenzio assenso nella gestione delle pratiche dei permessi di soggiorno; per la cittadinanza subito alle nuove generazioni nate o cresciute in Italia; per il diritto alla residenza e la cancellazione del decreto Lupi; la libertà di movimento e la fine degli accordi di Dublino.

La partecipazione e le adesioni alla manifestazione, che comprendono associazioni di migranti, diverse realtà sociali e sindacali cittadine e il laboratorio per lo sciopero sociale, sono la conferma che le istanze dei migranti possono unire laddove la crisi, la precarietà, lo sfruttamento e le speculazioni razziste dividono. Per questo il percorso per un permesso di soggiorno europeo minimo di due anni continuerà a Bologna e nelle altre città Italiane ed Europee che aderiscono alla mobilitazione.

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Libertà contro i confini! Permesso di soggiorno europeo senza condizioni per tutti i migranti!

Common transnational statementEnglish

Sabato 13 giugno sarà una giornata di mobilitazione dei migranti in Italia e Germania, con manifestazioni a Bologna, Bari, Brescia e Francoforte.

Migranti, precari e operai diranno chiaro e forte che non saranno loro a pagare i più violenti colpi di coda della crisi. Mentre le migrazioni entrano nel dibattito pubblico come «emergenza», solo quando accade un’altra strage nel Mediterraneo, una vera e propria guerra quotidiana contro i migranti è combattuta sui confini esterni ed esterni dell’Europa. La divisione tra migranti economici e rifugiati, così come le nuove misure programmate per affrontare gli arrivi dal Mediterraneo, sono solo altri strumenti per creare gerarchie e per rafforzare la convinzione diffusa che i migranti sono qualcosa che si deve «gestire», «riallocare», «usare», mentre diventano un «peso» da rifiutare quando non servono più. Si pensa che i migranti debbano pagare due volte, con il rischio di perdere il permesso di soggiorno, il generale abbassamento dei salari, la precarietà delle condizioni di lavoro, gli affitti altissimi, i tagli al welfare, l’indifferenza delle istituzioni locali. Qualcosa che cominciano a capire anche tutti i cittadini europei che si muovono da un paese europeo all’altro e sono accusati di essere «turisti del welfare», mentre vengono rifiutati loro i diritti sociali a meno che non dimostrino di essere «utili».

L’Europa è uno spazio di transito e di ingovernabile mobilità, non importa quanto il governo europeo della mobilità si sforzi di trarre profitto e stabilità politica dai movimenti dei migranti. Il 13 giugno diremo forte e chiaro che vogliamo la fine dei regolamenti di Dublino che non permettono a milioni di persone che arrivano in Europa di muoversi liberamente attraverso i confini. Chiederemo di partecipare alla gestione dei fondi per l’accoglienza dei migranti contro il business che fiorisce sulla loro pelle. Chiederemo un accesso uguale alle infrastrutture sociali come la casa e la sanità così che i migranti possano vivere le loro vite in modo indipendente e autonomo come chiunque altro. Ci mobiliteremo per un permesso di soggiorno minimo europeo di due anni, indipendente dal salario e dal reddito, contro il governo europeo della mobilità, per superare la distinzione tra rifugiati e migranti, per combattere le gerarchie nella società e nei posti di lavoro create dalle differenze di status giuridico a danno di tutte e tutti. Il permesso di soggiorno minimo europeo è un passo avanti per lottare contro il principio che sta alla base delle politiche europee sulle migrazioni – il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro –, un primo passo verso la solidarietà e la libertà di movimento!

Project Shelter (Francoforte)

No One is Illegal (Hanau)

Coordinamento Migranti (Italia)

∫connessioni precarie (Italia)

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13 giugno // bologna // per un permesso europeo minimo di due anni // manifestazione regionale // freedom, not borders!

Leggi la piattaforma della manifestazione, scarica i materiali e leggi le adesioni qui

13 GIUGNO piccolo

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