Contro il razzismo del governo verso il primo marzo: 24 ore senza di noi

ASSEMBLEA DELLE E DEI MIGRANTI

CONTRO IL RAZZISMO DEL GOVERNO VERSO IL PRIMO MARZO: 24 ORE SENZA DI NOI

SABATO 30 GENNAIO, ORE 15, XM24, VIA FIORAVANTI 24 – BOLOGNA 

Il governo sta rendendo clandestini i migranti. A causa della crisi, del lavoro precario, dei tempi di consegna dei permessi e dell’atteggiamento di Questure e Prefetture, solo nel 2014 non sono stati rinnovati 150.000 permessi di soggiorno. I migranti sono costretti più volte a chiedere il rinnovo e a pagare per averlo, ma questo non basta mai! Anche dopo anni, le Questure hanno anche iniziato a revocare le carte di soggiorno, un documento a tempo indeterminato, con la scusa che sono venuti meno i requisiti per averle. Per richiedenti asilo e rifugiati la protezione internazionale è diventata ormai un privilegio riservato a pochi e l’accoglienza uno strumento di sfruttamento.

Questi non sono comportamenti casuali: il Ministero degli Interni sta gestendo una politica di espulsione programmata dal mercato del lavoro regolare di decine di migliaia di uomini e donne migranti. Intanto il razzismo istituzionale colpisce centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze: mentre ancora non c’è un vero jus soli, una nuova legge prevede 500 € per spese culturali per tutti i ragazzi che compiono 18 anni, ma esclude i figli dei migranti, anche se vivono qui, vanno a scuola qui e in molti casi sono nati qui! Il razzismo istituzionale e la segregazione dei migranti nel mercato del lavoro producono un clima di sospetto e razzismo ancora più grave dopo le stragi di Parigi e il ritorno dell’emergenza terrorismo.

I migranti e le migranti lottano ogni giorno contro tutto questo. Nei mesi scorsi hanno manifestato più volte di fronte alle Questure, alle Prefetture e alla Regione Emilia Romagna. Con mobilitazioni e scioperi dentro e fuori i posti di lavoro hanno rifiutato le condizioni di sfruttamento e ricatto prodotte da questa situazione. Dal Mediterraneo ai Balcani, l’Europa dei confini e della precarietà è stata travolta dalla forza di libertà di migranti e profughi. Ora è il momento di lottare insieme, migranti e italiani: dobbiamo contrastare il razzismo del governo e della paura, perché mentre colpisce i migranti riguarda tutti, migranti, precarie, operai.

Per questo invitiamo tutte e tutti a partecipare all’assemblea dei migranti di sabato 30 gennaio, che lancerà a Bologna e in tutta la regione il percorso di mobilitazione verso il primo marzo: una giornata di scioperi e manifestazioni in tutta Europa, «24 ore senza di noi» per dimostrare la nostra forza contro il governo e le politiche europee su lavoro e migrazione, contro chi sfrutta il lavoro migrante, precario e operaio!

Contro il legame tra permesso di soggiorno e lavoro!

Per un permesso di soggiorno europeo

senza condizioni!

Per un reddito e un salario minimo europei!

http://www.coordinamentomigranti.org // coo.migra.bo@gmail.com // 327.57.82.056

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Pubblicato in 1 Marzo 2016, 30 gennaio 2016, Assemblee, migranti, Permessi di soggiorno, precarietà, refugees, Regione Emilia Romagna, Sciopero, sciopero sociale, Uncategorized, Volantini

Che fine ha fatto il tavolo regionale chiesto dal Coordinamento Migranti? Un’interpellanza alla vice-presidente Gualmini

regione_emilia-romagnaLa serie di comunicati del Coordinamento migranti dell’Emilia Romagna che denuncia alcuni dei molti casi in cui le questure e le prefetture di questa regione hanno ignorato i diritti dei migranti ha infine prodotto un effetto. Ora i responsabili non si possono più nascondere.

Grazie a un’interpellanza presentata alla seduta del Consiglio Regionale del 21 e 22 dicembre da parte del consigliere Alleva, la vice presidente Elisabetta Gualmini dovrà rispondere: perché non ha convocato il tavolo regionale di coordinamento promesso prima dell’estate? Perché gli uffici stranieri delle questure e i delegati delle prefetture non sono stati ancora convocati? L’arrogante indifferenza con cui vengono meno alla parola data non è che l’ennesima, banale, dimostrazione del razzismo istituzionale attraverso cui viene gestita politicamente la permanenza dei migranti in questa regione. È una scelta politica quella di nascondersi dietro le direttive nazionali, usando il proprio potere discrezionale solo per rendere più difficile la vita dei migranti, decurtando il loro salario a causa delle parcelle che sono costretti a pagare agli avvocati, opponendo dei dinieghi ingiustificati, perdendo i documenti, ritardando di mesi o addirittura di anni la consegna di permessi e carte di soggiorno e nell’espletamento delle pratiche di cittadinanza e diritto di asilo. In Italia nel 2014 sono stati ritirati ben 150.000 permessi, mentre proseguono gli sfratti e i rimpatri di persone che da anni vivono in Italia e contribuiscono all’economia del Paese per più dell’11% del PIL. Il governo sta operando una politica di espulsione di massa, mettendo a rischio clandestinità tutti i migranti. Che cosa fa la Regione Emilia-Romagna, nascondendosi dietro la fama di regione che accoglie? Non può più continuare a ignorare le richieste dei migranti!

Al Consiglio regionale di oggi e domani Gualmini dovrà finalmente dare risposte. Vedremo se finalmente finirà lo scaricabarile delle responsabilità: Gualmini non può fare come Ponzo Pilato e lavarsi le mani dicendo che la convocazione spetta al prefetto di Bologna in quanto coordinatore delle prefetture. La vicepresidente dell’Emilia-Romagna si è assunta la responsabilità politica di convocare un tavolo regionale in seguito alla mobilitazione dei migranti della scorsa primavera: è lei a dover assicurare che venga fatto. Può farlo e lo ha già fatto, quando a settembre ha messo intorno a un tavolo prefetture e responsabili degli uffici stranieri delle questure per parlare di lavoro gratuito dei rifugiati. Quindi può e deve farlo di nuovo, per evitare di essere ricordata come un Ponzo Pilato qualsiasi dai migranti che contribuiscono a fare ricca questa regione. Buon Natale Signora Vicepresidente!

Interpellanza

La crisi economica che attanaglia anche la nostra Regione ha peggiorato le condizioni di vita di tutti ma soprattutto di chi era già in difficoltà, con un lavoro precario o sottopagato. Tra i primi che in questi anni hanno pagato la crisi e hanno lottato contro la precarietà e lo sfruttamento ci sono donne e uomini migranti che oltre a subire i devastanti effetti della mancanza di occupazione e della precarizzazione sono anche sottoposti al ricatto del permesso di soggiorno legato ad una posizione lavorativa, in mancanza del quale si apre dopo sei mesi la via dell’espulsione o della clandestinità, anche di chi magari vive in Italia da anni e qui ha fondato la propria famiglia e il centro dei suoi affetti.

In questo panorama di disagio generalizzato, il Coordinamento migranti ha documentato una serie di singoli casi, raccolti in diverse città dell’Emilia-Romagna, di malepratiche amministrative volte a rendere la posizione dei migranti sempre più ricattabile, facilitando chi ha tutto l’interesse per sfruttarli. Ritardi nella consegna dei documenti, intermediazione degli avvocati, totale discrezionalità nel rilascio dei permessi di soggiorno e verifiche arbitrarie dei requisiti per ottenerli, resistenze nel rilascio delle carte di soggiorno o revoca di queste ultime, nonostante siano l’ultimo diritto a tempo indeterminato rimasto ai migranti.

Sono storie di ordinario abuso e arroganza istituzionale che in una Regione amministrata da una giunta che si richiama, anche se solo marginalmente, alla sinistra e non al razzismo della Lega, non possono e non devono accadere.

Ribadisco che si tratta di casi tutti provati e documentabili di cui il Coordinamento migranti aveva reso edotta la vicepresidente con delega al Welfare Gualmini che sei mesi fa aveva garantito l’attivazione di un tavolo regionale con Questura e Prefettura per fare luce e mettere ordine in questo ginepraio di malepratiche e razzismo istituzionale neanche tanto nascosto.

Chiedo quindi alla vicepresidente Gualmini

– una data certa in cui verrà attivato il tavolo regionale con i responsabili degli uffici stranieri delle questure e i delegati delle prefetture sulle questioni che riguardano i permessi, le carte di soggiorno, i ricongiungimenti familiari, l’asilo, la condizione dei rifugiati, l’accoglienza e la cittadinanza

– se gli organi preposti della Regione hanno verificato in Questura e Prefettura come e con che criterio (spesso al di fuori dei provvedimenti stabiliti per legge o interpretandoli restrittivamente in modo arbitrario) si siano potuti verificare gli episodi raccontati dal Coordinamento migranti

– quali azioni globalmente la Regione intende intraprendere per dare finalmente ai migranti la certezza del diritto a costruire la propria vita nel paese in cui hanno lavorato, pagato i loro contributi, contribuito alla ricchezza economica e non solo della collettività, offerto servizi essenziali come la cura e il lavoro domestico che le istituzioni non sono più in grado di garantire.

 

 

 

Pubblicato in 2015, Regione Emilia Romagna

Silenziose espulsioni di massa. Il razzismo del governo e un modo per contrastarlo

2014-03-01 17.36.24Il governo italiano sta attuando in silenzio, tramite gli Uffici Immigrazione e le Prefetture, un programma per rendere clandestini centinaia di migliaia di migranti. Il razzismo del governo agisce mentre la crisi continua a rendere sempre più difficile per i migranti avere un’occupazione stabile e un salario adeguato. Nel momento in cui, quando c’è, il lavoro è precario e quindi decine di migliaia di permessi di soggiorno sono a rischio, gli Uffici Immigrazione impongono controlli arbitrari al momento del rinnovo. Le inefficienze e i ritardi delle Questure sono usati per prolungare per mesi l’attesa del rinnovo, fino a che viene trovato qualche cavillo per bloccarlo. La durata dei permessi è sempre più breve anche in presenza di un lavoro, con la conseguenza che i migranti e le migranti sono costretti a ripetere le operazioni di rinnovo (e a pagare) più volte. Il permesso di ricerca occupazione viene rilasciato di pochi mesi, anche se la legge prevede che possa durare fino un anno, così che non si ha il tempo per trovare una nuova occupazione regolare. Il risultato è che, solo nel 2014, 150.000 permessi di soggiorno non sono stati rinnovati: un licenziamento di massa di 150.000 esistenze è avvenuto in Italia senza che nessuno avesse niente da dire. Così come nulla si dice della cancellazione di fatto dell’unico diritto a tempo indeterminato rimasto in mano ai migranti: la carta di soggiorno che le Questure, al momento dell’aggiornamento, revocano con il pretesto che sono venuti meno i requisiti. Non si tratta di comportamenti casuali. Noi sosteniamo che il Ministero degli interni sta gestendo una politica di espulsione programmata dal mercato del lavoro di decine di migliaia di uomini e donne migranti.

I migranti e le migranti si sono mobilitati contro tutto questo e contro il silenzio che avvolge le loro condizioni di vita, ottenendo importanti riconoscimenti da TAR e tribunali che hanno stabilito l’illegalità di queste pratiche. Le istituzioni rifiutano però di adeguarsi e, anzi, si rimangiano gli impegni presi: in Emilia Romagna non è mai stato convocato il tavolo annunciato dalla Regione dopo la richiesta del Coordinamento Migranti. In Puglia la Questura e Prefettura di Foggia non hanno tenuto fede alle promesse per il rispetto delle norme e la regolarizzazione in seguito alle proteste dei migranti impegnati nel lavoro in agricoltura. Le stesse pratiche emergono in diverse realtà italiane nel silenzio assenso del governo e dimostrano la sua chiara volontà politica. Come tutti gli altri lavoratori, i migranti vivono nell’incertezza delle occupazioni precarie, in più per loro la minaccia sempre più reale è però quella dell’espulsione.

Questa situazione è peggiorata dopo le stragi di Parigi e il ritorno dell’emergenza terrorismo. Mentre l’Europa applica una stretta sui confini, il Ministro degli Interni Alfano ha deciso di espellere diverse persone senza un processo e contro il parere dei giudici, ha ordinato perquisizioni e poi la chiusura di centri di accoglienza per i migranti in transito, ha presieduto da lontano agli sgomberi contro le occupazioni abitative che garantivano un tetto a decine di famiglie impoverite dalla crisi e dall’assenza di un welfare adeguato. Queste misure non servono a combattere il terrorismo, né a rendere l’Italia più sicura, ma ad esibire un trofeo in televisione e sui giornali, in modo da far vedere che il governo sta facendo qualcosa. Il risultato è che tutti i migranti sono oggi considerati potenziali pericoli. La retorica dell’emergenza serve a subordinarli e a limitare la loro possibilità di muoversi in Europa, ma anche a giustificare il rifiuto dello status di rifugiato a chi fugge da paesi governati da dittature sanguinarie o devastati dalla guerra. Solo un cinismo programmato e ignorante può pretendere che dei rifugiati vadano all’ambasciata della dittatura dalla quale fuggono, per chiedere un titolo di viaggio. A questi migranti le Commissioni territoriali per la protezione internazionale riconoscono di conseguenza solo una «protezione sussidiaria», che impedisce di ridurre i tempi per chiedere la cittadinanza e limita la loro libertà di movimento. Mentre il diritto di asilo diventa un privilegio di pochi, sono ormai tanti i migranti che, dopo un soggiorno più o meno lungo in qualche centro di accoglienza, si ritrovano su un aereo per essere rispediti democraticamente a casa. Si tratta quasi sempre di africani: merce superflua di cui il governo italiano ha deciso di non aver bisogno. Sarebbe ora che il governo italiano la smettesse di fare l’umanitario in Europa e il razzista a Roma. Perché non c’è bisogno delle volgarità della Lega per produrre diffidenza e ricatti, bastano il razzismo democratico, istituzionale e di governo mascherati dietro la retorica dell’integrazione. La realtà però non si può cancellare e i migranti non hanno paura.

C’è in effetti un dettaglio che sfugge al governo: i migranti non frequentano la Leopolda e queste condizioni non le accetteranno mai. Sanno qual è la loro forza in questo paese. I migranti costituiscono l’11% della forza lavoro e producono, da soli, il 9% del PIL nazionale. Mentre l’attenzione è rivolta ogni giorno verso nuove emergenze, i dati dimostrano che le tasse e i contributi versati dai migranti permettono all’Italia di far quadrare i conti e all’INPS di funzionare, perché versano nelle casse dello Stato molto di più di quanto ricevono in termini di welfare, servizi e pensioni. Nonostante siano costretti dalla legge che regola la loro presenza a occupare le fasce più basse di occupazione e di salario, i migranti sono una forza di cui l’Italia e l’Europa non possono fare a meno. È per questo che, mentre alimentano la paura, i governi europei stanno discutendo di come far entrare centinaia di migliaia di uomini e donne selezionandoli in base alla provenienza e la specializzazione.

Di fronte a tutto questo, le iniziative locali, la solidarietà, l’organizzazione dell’accoglienza sono momenti importanti per rispondere ai bisogni immediati. Non bastano però per costruire la forza di cui abbiamo bisogno per rispondere a un’offensiva governativa che ha come sfondo l’Europa. Abbiamo bisogno di momenti e azioni che rendano visibile il rifiuto diffuso di queste pratiche e queste politiche, che sappiano mettere in comunicazione rifugiati, migranti, precarie divisi dal razzismo istituzionale. Anche le lotte che i lavoratori migranti stanno continuando a portare avanti dentro le situazioni di precarietà, come quelle nelle cooperative della logistica e nel lavoro agricolo, hanno bisogno di una cornice che permetta loro di entrare in connessione, e di mostrare che ciò che riguarda il lavoro migrante riguarda tutti. Le lotte dei migranti non possono essere confinate nei singoli luoghi di lavoro, né davanti alle Questure e alle Prefetture, né, ancora, riguardano solo i migranti. Per abbattere il razzismo di governo bisogna puntare in alto e avere il coraggio di immaginare e praticare forme di lotta che facciano valere tutta la loro forza. Scioperi, manifestazioni, azioni che chiamano in causa tutto il lavoro: la lotta dei e delle migranti è la lotta di precarie e operaie. Ed è una lotta che è transnazionale perché attraversa l’Europa e arriva anche in Italia. Il prossimo primo marzo la piattaforma per lo sciopero sociale transnazionale, una rete europea di attivisti, gruppi e sindacati, ha indetto la giornata «24 ore senza di noi! Contro i confini e contro la precarizzazione» Quella giornata può essere l’occasione di cui abbiamo bisogno per tornare a rovesciare la nostra forza contro il governo, contro chi ci sfrutta e contro le pretese europee di governo della mobilità.

Pubblicato in 2015, Comunicati, migranti, Permessi di soggiorno, precarietà, Regione Emilia Romagna, Richiedenti asilo, rifugiati, sciopero sociale

Casi scottanti per le Questure dell’Emilia-Romagna: l’odissea di Yelena alla Questura di Bologna

fotoLa Regione latita, la Prefettura guarda alle espulsioni di Alfano per il reato di “download sospetto” e le Questure dell’Emilia-Romagna continuano ad amministrare serenamente il razzismo. Nulla di nuovo sotto il sole, si direbbe, tanto più che le promesse estive della vice presidente Gualmini di istituire un tavolo regionale per venire incontro alle richieste dei migranti sono state sistematicamente disattese. Anche la Prefettura di Bologna, che aveva assunto l’impegno di convocare il tavolo coinvolgendo i dirigenti responsabili degli Uffici Immigrazione delle Questure della regione, non fa che ripetere la solita filastrocca: stiamo verificando ma è difficile avere la disponibilità di tutti. Ma chi credono di prendere in giro? L’arrogante indifferenza con cui vengono meno alla parola data non è altro che l’ennesima, banale, dimostrazione di un razzismo istituzionale attraverso cui viene gestita politicamente la permanenza dei migranti in questa regione. Perciò, abbiamo denunciato a intervalli regolari una serie di singoli casi, raccolti in diverse città dell’Emilia-Romagna, di malepratiche amministrative volte a rendere la posizione dei migranti sempre più ricattabile da padroni e padroncini che se ne servono come carne da sfruttamento. Ritardi nella consegna dei documenti, intermediazione degli avvocati, totale discrezionalità nel rilascio dei permessi di soggiorno e verifiche arbitrarie dei requisiti per ottenerli, resistenze nel rilascio delle carte di soggiorno o revoca di queste ultime, nonostante siano l’ultimo diritto a tempo indeterminato rimasto ai migranti: ecco come il razzismo viene amministrato dalle Questure.

I casi pubblicati sono parte di un percorso di mobilitazione che, mentre denuncia il razzismo istituzionale delle singole Questure, contesta la strategia complessiva del governo di tenere i migranti costantemente sull’orlo della clandestinità. Non ci bastano le leggi truffa sulla cittadinanza. E non sappiamo che farcene dell’accoglienza fondata sul lavoro gratuito, mentre viene assunto nuovo personale per sveltire le pratiche di diniego delle richieste d’asilo. Vogliono impaurirci, ma noi non ci fermeremo alle denunce pubbliche. Il primo marzo scenderemo di nuovo in piazza per un grande sciopero del lavoro migrante. Sarà ancora una volta una giornata senza di noi. Una giornata contro chi ci vuole ricattati e clandestini, sfruttati ed espulsi, zitti e impauriti. Una giornata in cui senza paura mostreremo il nostro volto di libertà.

Quello che segue è l’ultimo di una serie di casi denunciati che è possibile leggere sul sito del Coordinamento Migranti ai link indicati in calce a questo testo.

 

Cara vice presidente Gualmini e cari prefetto Sodano e questore di Bologna Coccia,

sicuramente non vi è giunta voce di quanto è successo a Yelena alla Questura di Bologna. Ci pensiamo noi a rimediare. Yelena fa domanda per il permesso di soggiorno. Passano le settimane e sul sito della questura lo stato della pratica risulta sempre in corso. Passano i mesi – ben più dei 60 giorni previsti dalla legge – e non c’è nessun aggiornamento. Almeno fino a quando, come tante e tanti migranti, Yelena non si vede costretta a pagare un avvocato per andare in Questura e ottenere informazioni, dato che un Ufficio informazioni in Questura non c’è! Come per magia, in presenza dell’avvocato il permesso di soggiorno spunta fuori immediatamente. Non che l’avvocato sia un mago – di simile al mago avrà solo la parcella! –, ma semplicemente il permesso di soggiorno era pronto da tempo e stava lì all’Ufficio Immigrazione ad aspettare che Yelena pagasse un legale: un sistema ormai sempre più diffuso in Emilia-Romagna, dove l’arrogante indifferenza delle Questure costringe i migranti a sborsare centinaia di euro per avere quello che gli spetta di diritto. E non è finita qui. Quando anni dopo Yelena fa la domanda per ottenere la carta di soggiorno la Questura le comunica che ha bloccato la pratica perché non ha pagato la tassa di 200 euro prevista. In realtà, Yelena l’ha pagata e ha anche inviato per raccomandata la ricevuta, ma la Questura l’ha persa.

Noi non pensiamo che alla Questura di Bologna abbiano qualcosa contro Yelena. E neanche che siano particolarmente disordinati. Yelena è una tra le tante e i tanti migranti che toccano ogni giorno con mano in che modo le Questure dell’Emilia-Romagna amministrano il razzismo, di come con ritardi strutturali e resistenze sistematiche puntano a rendere sempre più difficile la vita dei migranti. Sulle carte di soggiorno la Questura di Bologna sta d’altronde dando il meglio di sé, dato che pur in presenza di certificati di residenza e regolari contratti di affitto respinge la domanda spingendosi a chiedere un documento scritto del “proprietario italiano” – perché, si sa, i migranti non possono possedere una casa! – dell’immobile dove il richiedente risiede. Al di là di un razzismo istituzionale talmente sfacciato da finire su carta bollata, tali pratiche costituiscono un abuso, se non altro perché oggi per chiedere la residenza è necessario il consenso del proprietario dell’immobile. Ma si tratta di un abuso che è parte di una gestione politica complessiva della presenza dei migranti a Bologna e in regione, con l’obiettivo di tenerli costantemente sull’orlo della clandestinità. Non credete, vice presidente, prefetto e questore, che se ci fosse stato un tavolo regionale i migranti oggi smetterebbero di subire le malepratiche e gli atti arbitrari e discrezionali che vivono ogni giorno sulla loro pelle? O preferite tenere i migranti sotto ricatto, sperando di impaurirli? Sappiate che non basterà!

Leggi qui il primo caso: perché Youssef non può rinnovare la sua carta di soggiorno?

Leggi qui il secondo caso: perché dopo 2 anni il permesso di soggiorno di Bazir è bloccato?

Leggi qui il terzo caso: quanti mesi deve aspettare Hicham per avere il suo permesso di soggiorno?

Leggi il quarto caso: che fine ha fatto la carta di soggiorno di Hassan?

Leggi il quinto caso: se Mohammed lavora perché ha un permesso di attesa occupazione?

 

 

 

 

Pubblicato in 2015, Bologna, Comunicati, comunicati, migranti, Permessi di soggiorno, Regione Emilia Romagna

Casi scottanti per le Questure dell’Emilia-Romagna: se Mohammed lavora perché ha un permesso di attesa occupazione?

2014-12-13 10.34.17Cara vice presidente Gualmini e cari prefetto Sodano e questore di Modena Garramone,

 

sicuramente non vi è giunta voce di quanto è successo a Mohammed alla Questura di Modena. Ci pensiamo noi a rimediare. Mohammed è un migrante che come molti altri ha un contratto di lavoro precario. Come tale, però, avrebbe diritto a un permesso di soggiorno per lavoro fino a un anno. Invece, la Questura di Modena ha ben pensato di rilasciare un semplice permesso per attesa occupazione, così da liberarsi più facilmente di Mohammed quando il suo contratto di lavoro sarà terminato e lui non servirà più alla cooperativa che oggi lo sfrutta. In Emilia-Romagna i casi analoghi a quelli di Mohammed sono numerosissimi e, nonostante in più occasioni abbiamo denunciato lo sfruttamento che deriva da queste malepratiche, continuano ad aumentare come aumenta la precarietà del lavoro, sempre che si riesca a trovarne uno! Non credete, vice presidente, prefetto e questore, che se ci fosse stato un tavolo regionale “l’equivoco” – si fa per dire – in cui è caduta la Questura di Modena sarebbe stato chiarito e Mohammed avrebbe avuto un normale permesso di soggiorno per lavoro, come stabilito dalla legge? Pensateci, ma non troppo… perché, se volete i migranti timidi e zitti, sappiate che non vi lasceremo in pace!

Leggi qui il primo caso: perché Youssef non può rinnovare la sua carta di soggiorno?

Leggi qui il secondo caso: perché dopo 2 anni il permesso di soggiorno di Bazir è bloccato?

Leggi qui il terzo caso: quanti mesi deve aspettare Hicham per avere il suo permesso di soggiorno?

Leggi il quarto caso: che fine ha fatto la carta di soggiorno di Hassan?

Pubblicato in 2015, 7 Novembre 2015, migranti, migrants, Modena, Permessi di soggiorno, Regione Emilia Romagna

Che fine ha fatto la carta di soggiorno di Hassan? Casi scottanti per le Questure dell’Emilia-Romagna

pc-questuraCara vice presidente Gualmini e cari prefetto Sodano e questore di Piacenza Arena,

sicuramente non vi è giunta voce di quanto è successo ad Hassan alla Questura di Piacenza. Ci pensiamo noi a rimediare. Hassan vive da tempo in Italia e l’anno scorso ha fatto domanda per la carta di soggiorno. Al momento della domanda Hassan aveva tutti i documenti in regola e perfino un contratto a tempo indeterminato. È passato un anno e dato che la precarietà non risparmia certo quello che una volta si chiamava il “posto fisso”, Hassan ha nel frattempo perso il lavoro. La Questura di Piacenza ha così pensato di mettere in sospeso la pratica, con la chiara volontà di ostacolare Hassan e, temiamo, di rifiutare la sua richiesta. La Questura vuole basarsi sullo status attuale di Hassan, ignorando che al momento della domanda possedeva tutti i requisiti per ottenere la carta di soggiorno. Intanto, a un anno di distanza dalla sua domanda Hassan non sa nulla del suo futuro in Italia, dopo aver avuto per anni un regolare permesso di soggiorno per lavoro. Siamo inoltre a conoscenza di cosa sta accadendo nelle varie questure con le carte di soggiorno e l’assoluta discrezionalità con cui vengono ritirate anche a chi le possiede già. Non credete, vice presidente, prefetto e questore, che se ci fosse stato un tavolo regionale “l’equivoco” – si fa per dire – in cui è caduta la Questura di Piacenza sarebbe stato chiarito e Hassan saprebbe almeno che fine ha fatto la sua carta di soggiorno? Pensateci, ma non troppo… perché, se volete i migranti timidi e zitti, sappiate che non vi lasceremo in pace!

Leggi qui il primo caso: perché Youssef non può rinnovare la sua carta di soggiorno?

Leggi qui il secondo caso: perché dopo 2 anni il permesso di soggiorno di Bazir è bloccato?

Leggi qui il terzo caso: quanti mesi deve aspettare Hicham per avere il suo permesso di soggiorno?

 

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Casi scottanti per le Questure dell’Emilia Romagna: quanti mesi deve aspettare Hicham per avere il suo permesso di soggiorno?

fotoCara vice presidente Gualmini e cari prefetto Sodano e questore di Bologna Coccia,

sicuramente non vi è giunta voce di quanto è successo a Hicham alla Questura di Bologna. Ci pensiamo noi a rimediare. Lo scorso marzo Hicham ha presentato domanda di rinnovo del permesso di soggiorno. Hicham ha un lavoro, un reddito e tutti i documenti in regola e il rinnovo avrebbe dovuto essere una pratica da sbrigare in qualche settimana. Peccato che alla Questura di Bologna il tempo per i migranti non passi mai e dopo 9 mesi Hicham sta ancora aspettando l’esito della pratica di rinnovo, quando i tempi di attesa previsti dalla legge non devono superare i 60 giorni. Inutile aggiungere che in assenza di adeguati servizi informativi, Hicham deve prendere dei permessi dal lavoro per recarsi in Questura e chiedere notizie dello stato della sua pratica – se non vuole pagare degli avvocati! – ricevendo per tutta risposta un’indifferente alzata di spalle. Se mai la Questura si deciderà di dare il permesso a Hicham, glielo consegnerà quasi scaduto. Ed ecco che la sua odissea ricomincerà daccapo. Non stiamo parlando di problemi tecnici, o di normali lungaggini burocratiche all’italiana. Sappiamo che si tratta di una questione politica e voi dovreste sapere che dal permesso di soggiorno dipende la qualità della vita di migliaia di migranti, e delle loro famiglie, in questa regione. Non credete, vice presidente, prefetto e questore, che se ci fosse stato un tavolo regionale “l’equivoco” – si fa per dire – in cui è caduta la Questura di Bologna sarebbe stato chiarito e Hicham – e tutti gli altri migranti nella sua situazione – avrebbe avuto il rinnovo del suo permesso nei tempi e nei termini stabiliti per legge? Pensateci, ma non troppo… perché, se volete i migranti timidi e zitti, sappiate che non vi lasceremo in pace!

Leggi qui il primo caso: perché Youssef non può rinnovare la sua carta di soggiorno?

Leggi qui il secondo caso: perché dopo 2 anni il permesso di soggiorno di Bazir è bloccato?

Pubblicato in 2015, Bologna, Comunicati, comunicati, migranti, Permessi di soggiorno, Regione Emilia Romagna

Casi scottanti per le questure dell’Emilia Romagna: perché dopo due anni il permesso di soggiorno di Bazir è bloccato?

Foto presidio modenaCara vice presidente Gualmini e cari prefetto Sondano e questore di Rimini Impronta,

 

sicuramente non vi è giunta voce di quanto è successo a Bazir alla Questura di Rimini. Ci pensiamo noi a rimediare. Sono ormai due anni che Bazir ha il permesso di soggiorno bloccato in Questura, con tutto quello che questo comporta in termini di difficoltà ad avere accesso alla assistenza sanitaria, ai servizi sociali e a trovare un lavoro. Il suo non è affatto un caso unico, né raro. Al contrario sono molti i migranti che a Rimini non riescono a ottenere il rinnovo del permesso soltanto perché nei primi anni di residenza nella città capitale del turismo estivo sono stati venditori ambulanti. Anche se oggi Bazir ha un regolare contratto di lavoro, il calcolo del reddito e dei contributi versati è usato con assoluta discrezionalità per impedire la sua permanenza a Rimini e provincia. Non credete, vice presidente, prefetto e questore, che se ci fosse stato un tavolo regionale “l’equivoco” – si fa per dire – in cui è caduta la Questura di Rimini sarebbe stato chiarito e Bazir – e tutti gli altri migranti nella sua situazione – avrebbe avuto il rinnovo del suo permesso nei tempi e nei termini stabiliti per legge? Pensateci, ma non troppo… perché, se volete i migranti timidi e zitti, sappiate che non vi lasceremo in pace!

Leggi qui il primo caso: perché Youssef non può rinnovare la sua carta di soggiorno?

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Casi scottanti per le questure dell’Emilia-Romagna: perché Youssef non può rinnovare la carta di soggiorno?

fotoLa Regione latita, la Prefettura guarda ad Alfano che ha appena deciso di espellere 7 migranti “colpevoli” di aver scaricato materiali sospetti da Internet e le Questure dell’Emilia-Romagna continuano ad amministrare serenamente il razzismo. Nulla di nuovo sotto il sole, si direbbe, tanto più che le promesse estive della vice presidente Gualmini di istituire un tavolo regionale per venire incontro alle richieste dei migranti sono state sistematicamente disattese. Anche la Prefettura di Bologna, che aveva assunto l’impegno di convocare il tavolo coinvolgendo i dirigenti responsabili degli Uffici Immigrazione delle Questure della regione, non fa che ripetere la solita filastrocca: stiamo verificando ma è difficile avere la disponibilità di tutti. Ma chi credono di prendere in giro? L’arrogante indifferenza con cui vengono meno alla parola data non è altro che l’ennesima, banale, dimostrazione di un razzismo istituzionale attraverso cui viene gestita politicamente la permanenza dei migranti in questa regione. Perciò, da oggi in avanti denunceremo a intervalli regolari una serie di singoli casi, raccolti in diverse città dell’Emilia-Romagna, di malepratiche amministrative volte a rendere la posizione dei migranti sempre più ricattabile da padroni e padroncini che se ne servono come carne da sfruttamento. I nomi che vedrete sotto sono inventati per tutelare l’identità dei migranti, ma i casi sono tanto veri quanto di ordinaria amministrazione. Sapendo quanto siano diffusi e numerosi, vi chiediamo anzi di segnalarci casi analoghi nelle vostre città.

 

Cara vice presidente Gualmini e cari prefetto Sodano e questore di Modena Garramone,

sicuramente non vi è giunta voce di quanto è successo a Youssef alla Questura di Modena. Ci pensiamo noi a rimediare. Ormai diversi mesi fa Youssef ha presentato domanda per l’aggiornamento della carta di soggiorno europea. L’unico documento di soggiorno a valenza illimitata per cui non è giuridicamente prevista alcuna procedura di rinnovo, ma appunto soltanto un aggiornamento ogni cinque anni di foto e dati anagrafici. Una pura formalità. Tanto più che Youssef ha tutti i requisiti necessari per avere la carta di soggiorno. Ma alla Questura di Modena le formalità non vanno mai sottovalutate ed ecco che dopo una lunga attesa Youssef va all’Ufficio immigrazione convinto di ritirare la carta rinnovata e si ritrova in mano un permesso di soggiorno di un anno! Come è possibile, se esistono sentenze del Tar Lombardia che stabiliscono l’irrevocabilità della carta di soggiorno? Non credete, vice presidente, prefetto e questore, che se ci fosse stato un tavolo regionale “l’equivoco” – si fa per dire – in cui è caduta la Questura di Modena sarebbe stato chiarito e Youssef avrebbe avuto il rinnovo della sua carta, come stabilito dalla legge? Pensateci, ma non troppo… perché, se volete i migranti timidi e zitti, sappiate che non vi lasceremo in pace!

Pubblicato in #bastabossifini, 7 Novembre 2015, Bologna, Comunicati, comunicati, migranti, Modena, Regione Emilia Romagna

Dalla parte del terrore o dalla parte dei migranti

Da che parte stareIl taxi vuoto di un tassista musulmano a New York la notte del 13 novembre simboleggia il significato di ‘terrore’. «La gente», ha raccontato il tassista, «ha paura di me, pensa che io sia parte di quanto accaduto a Parigi, non si sente sicura e io non posso lavorare». Il rischio è infatti che ogni musulmano, ogni persona identificata solo dalla sua pelle, ogni migrante venga considerato un terrorista.

Il terrorismo ha conseguenze che vanno oltre i singoli attacchi e a dispetto della sua vocazione antioccidentale colpirà soprattutto i migranti, musulmani e non. Li colpirà nella vita quotidiana, con il razzismo più o meno velato dei piccoli gesti, ma soprattutto con il razzismo ufficiale delle cosiddette misure di sicurezza che sfruttano il terrore per limitare indiscriminatamente i diritti di cittadinanza, con la restrizione della libertà di movimento, annientando all’improvviso la fatica di migliaia e migliaia di uomini e donne che hanno costruito la loro vita in Europa, anche per sfuggire la guerra, anche per sfuggire il terrore, ma soprattutto per migliorare la propria vita, per qualcosa di più del solo salario. I seguaci del terrore lo sanno. Per questo nei loro scritti e nelle loro azioni dichiarano guerra ai migranti che cercano tutto questo in Europa.

Il terrore li insegue e improvvisamente sembra valere più di tutti i loro sforzi, dello sfruttamento che affrontano ogni giorno nei luoghi di lavoro, del coraggio con cui affrontano una battaglia quotidiana contro leggi razziste e contro il labirinto amministrativo in cui sono costretti per ottenere i documenti. Il terrore sembra valere più delle lotte che, a prescindere dalla religione professata, portano avanti contro la precarietà, quelle lotte che gli europei non sembrano più capaci di fare.

Questo terrore verrà usato da oggi in poi contro i migranti per sostenere con ancora maggiore forza e legittimazione il razzismo istituzionale e per trasformarli definitivamente in forza lavoro usa e getta. Saranno i migranti i primi a subire perquisizioni a tappeto e controlli arbitrari, perché a loro i diritti possono sempre essere tolti. Il terrore dei terroristi che si dicono musulmani verrà usato per sottomettere e privare dei loro già precari diritti i musulmani e i migranti tutti che non sono terroristi. Il terrore vale di più dei musulmani morti al Bataclan, o dei musulmani eroi del Charlie Hebdo o di tutti quei musulmani, altrettanto eroi, che fuori dall’Europa cercano di costruire un futuro migliore provando a sfuggire alla miseria e allo sfruttamento. Il terrore vale di più del fatto che i terroristi che hanno agito a Parigi erano pochi individui in mezzo ai milioni di migranti che da decenni attraversano l’Europa.

Secondo la stessa logica, i morti di Parigi valgono più dei morti di Beirut, Ankara o Nigeria, dei morti sotto le bombe occidentali in Iraq, Afghanistan e Siria. Di tutti i palestinesi innocenti uccisi a Gaza per la salvaguardia dello Stato di Israele. La verità è però che chi si arrende a questa logica si arrende al terrorismo, chi mette la nazione prima di tutto, proclama stati di emergenza e pretende di risolvere il problema della sicurezza interna togliendo la cittadinanza o espellendo «gli stranieri che pongono un serio rischio per la pubblica sicurezza» sta facendo il gioco del terrore, laddove il terrore fa il gioco dello sfruttamento e del razzismo. Un gioco che le istituzioni europee, in barba alla libera circolazione e ai diritti su cui dicono di fondarsi, hanno scelto da tempo perseguendo politiche migratorie fatte di muri e burocrazie.

Sappiamo che in corso non c’è una guerra tra Occidente e Oriente come spesso viene detto, perché fortunatamente l’Occidente è fatto anche di migranti, musulmani e non, che rifiutano il terrorismo e i regimi, che lottano per la libertà anche per gli europei, e che oggi, di fatto, sono l’Europa. Così come sappiamo che il mondo islamico è fatto anche di donne e uomini che lottano con estremo coraggio contro il terrorismo, il patriarcato, la violenza, come accade in Rojava, come accaduto nelle piazze della primavera araba, come continua ad accadere in luoghi che non hanno voce.

L’Europa è di fronte a una scelta che non è tanto tra guerra e pace ma tra lo stare dalla parte del terrore o dalla parte dei migranti e di chi cerca libertà e una vita migliore. L’Europa finora ha garantito la pace al suo interno, anche se spesso al prezzo della povertà e dello sfruttamento; cosa sceglierà di fare ora cambierà la vita di tutti.

Non è il momento di disertare, ma di scegliere da che parte stare: per questo la lotta quotidiana contro il razzismo istituzionale e la solidarietà non bastano. Per questo dobbiamo fare del prossimo primo marzo un giorno nel quale migranti, rifugiati, e precari mostreranno a tutta Europa qual è la parte da cui stare. Sarà il giorno in cui tutti insieme diremo il nostro no al terrore, al razzismo e allo sfruttamento. Diversi movimenti e sindacati europei hanno già detto che il prossimo primo marzo sarà il giorno dei migranti e dello sciopero del lavoro migrante, una grande giornata di mobilitazione in tutta Europa. Quel giorno torneremo a manifestare e scioperare in massa in Italia e in Europa contro ogni terrore.

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Pubblicato in 2015, Comunicati, Europa

I migranti in piazza per il permesso di soggiorno e la libertà di transito: basta al razzismo istituzionale, democratico e leghista!

La prossima settimana incontro in Prefettura sul tavolo regionale chiesto dal Coordinamento

Basta al razzismo istituzionale e democratico! Con questa parola d’ordine oltre un centinaio di migranti e italiani provenienti anche da Modena e provincia, Piacenza, Forlì e Rimini stamattina hanno dato vita a un presidio davanti alla prefettura di Bologna, la dotta e tollerante città su cui si allunga l’ombra di Matteo Salvini e della becera destra italiana.

Mentre l’imminente arrivo del mostro da prima pagina ha scatenato la caccia al barbaro, insieme ad altre – favolose e non solo – realtà politiche cittadine abbiamo denunciato le male pratiche di tutti i Salvini democratici che si aggirano nei piani bassi di Questure e Prefetture. Quei Salvini democratici che gestiscono la presenza dei migranti in città attraverso il ricatto del permesso di soggiorno; che consegnano permessi quasi scaduti costringendo i migranti ad attese estenuanti e pagamenti continui; che revocano le carte di soggiorno illimitate nel momento in cui la nuova legge ne fa un requisito essenziale per ottenere la cittadinanza; che trattano i profughi, nel “migliore” dei casi, come forza lavoro gratuita o, nel peggiore, come ospiti indesiderati di cui liberarsi al più presto; che, infine, oppongono ai diritti di chi ha avuto il coraggio di attraversare i confini la grigia prepotenza di chi indossa una divisa.

Per questo in piazza abbiamo ribadito che, contro la falsa alternativa tra il razzismo della Lega e il razzismo democratico e contro i confini esterni e interni all’Europa, rivendichiamo la libertà di muoversi e scegliere dove vivere, la possibilità di transito in sicurezza, una cittadinanza vera per le nuove generazioni e un permesso di soggiorno europeo, della durata minima di due anni e senza condizioni.

I Salvini democratici si aggirano d’altronde anche nei palazzi dell’amministrazione comunale, la cui propensione allo sgombero è ormai tristemente nota, e di quella regionale, che nello scorso giugno aveva promesso di mettere in piedi un tavolo con i Prefetti e i dirigenti degli Uffici Immigrazione della regione per venire incontro alle richieste dei migranti e mettere fine alle male pratiche amministrative. Con il nostro presidio abbiamo ottenuto un incontro all’inizio della prossima settimana in Prefettura per fissare un percorso che porti finalmente al tavolo regionale richiesto quest’estate.

Questo non significa che staremo ad aspettare i tempi della Prefettura e della Regione, i cui vecchi vizi sono fin troppo noti, né che ci accontenteremo di concessioni “democratiche”. Oggi più che mai c’è bisogno di stare quotidianamente dalla parte dei migranti, di liberarci dai confini e di mettere fine a soprusi e sfruttamento praticati sulla base dei documenti che si hanno in tasca. C’è bisogno cioè di riaprire spazi di azione politica dalla parte dei migranti, perché solo ripartendo da qui è possibile unire ciò che le politiche italiane ed Europee vogliono dividere, per fermare il razzismo sfacciato di Salvini e quello democratico delle istituzioni!

 

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7 novembre: presidio/manifestazione a Bologna dalla parte dei migranti contro il razzismo istituzionale e democratico

PRESIDIO/MANIFESTAZIONE

SABATO 7 NOVEMBRE // ORE 10.30 // PIAZZA ROOSEVELT, BOLOGNA (PREFETTURA)

foto-presidio-modena
Il 7 novembre i/le migranti tornano in piazza con un presidio/manifestazione davanti alla Prefettura di Bologna.
Dopo mesi vogliamo risposte dalla Prefettura, dalla Questura e dalla Regione sugli impegni presi per la convocazione di un tavolo regionale per sulle pratiche e la discrezionalità amministrativa delle Questure e Prefetture e sulla gestione dei nuovi flussi di migranti e rifugiati.

Saremo in piazza contro il razzismo istituzionale e democratico, che parla di integrazione mentre migliaia di migranti perdono il permesso di soggiorno, si vedono negata la carta UE di lungo periodo o la cittadinanza. Mentre decine di migliaia di ragazzi e ragazze nati e cresciuti qua saranno ancora esclusi dalla cittadinanza a causa perché ancora non c’è un vero jus soli [scarica i bollettini di denuncia – 1, 2, 3, 4 – delle male pratiche della Questura e della Prefettura di Bologna e il volantino con le rivendicazioni sul tavolo regionale in Italiano, Arabo, Inglese].

Saremo in piazza insieme, migranti, profughi, rifugiati, per rivendicare, contro i confini esterni e interni all’Europa l’accoglienza di cui abbiamo bisogno, la libertà di muoversi e di scegliere dove vivere, la possibilità di transito in questo comune e questa regione in sicurezza [scarica l’appello qui].

Saremo in piazza insieme, migranti e non, perché sappiamo che le speculazioni politiche di Salvini e della destra italiana, che manifesteranno a Bologna l’8 novembre, sono solo il punto più visibile del razzismo democratico di cui i migranti fanno esperienza tutti i giorni. Per dire, insieme a quanti hanno già sostenuto l’appello del Coordinamento, che è necessario riaprire spazi di azione politica dalla parte dei migranti e delle loro lotte quotidiane, se si vuole davvero fermare Salvini [leggi di più qui].

Scendiamo tutti/e in piazza per unire ciò che le politiche italiane ed europee vogliono dividere!

Dalla parte dei migranti

Contro il razzismo istituzionale e democratico

Per la libertà di movimento, di transito e di asilo

Per dire NO alle speculazioni politiche di Salvini

Prime adesioni: Arcilesbica BolognaAtlantide∫Connessioni precarieFavolosa Coalizione, Lavoro InsubordinatoOnTheMove, Sim – Scuola di italiano con migranti, Usi, Xm-24

Per info e adesioni: coo.migra.bo@gmail.com

18 maggio 2014: manifestazione contro CIE e Bossi-Fini davanti alla Prefettura

18 maggio 2014: manifestazione contro CIE e Bossi-Fini davanti alla Prefettura

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